Lino
(a cura di Francesco Salvo, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università degli Studi di Messina)
Il lino (Linum Usitatissimum) è una piccola pianta, probabilmente tra le prime ad essere utilizzata a scopo terapeutico. Della pianta si utilizzano i semi, maturi ed essiccati, che contengono oli non volatili (acido linolenico e linoleico), proteine e mucillagini. Contengono inoltre una piccola percentuale di glucosidi cianogenetici (1%) che in piccola partevengono trasformati in tiocianato, tossico solo ad alte dosi, e composti noti come lignine.
L'olio dei semi viene utilizzato per applicazioni locali su infiammazioni cutanee mentre l'uso per via orale viene tradizionalmente fatto per stitichezza cronica, colon irritabile e diverticolosi (1).
La fibre di lino possono alterare l'assorbimento di farmaci, in particolare warfarina e digitale, per azione delle mucillagini, che li legano irreversibilmente rendendoli inassorbibili (2,3), così come quello di vitamine e minerali (4). Di conseguenza il lino dovrebbe essere assunto due ore prima o due ore dopo l'assunzione di altri prodotti (farmaci, vitamine o minerali).
Il lino ha inoltre la capacità di ridurre i livelli serici di colesterolo, trigliceridi e LDL (5) perché lega gli acidi biliari del tratto intestinale interferendo con il riassorbimento dei grassi (6-9). Tale blocco del riassorbimento rende le feci più morbide e mobili. Viene quindi sconsigliata l'assunzione contemporanea di lassativi per evitare un potenziamento del loro effetto farmacologico (3).
Le fibre del lino contengono inoltre dei composti noti come lignine che vengono metabolizzati in composti (enterolattone ed enterodiolo) che hanno dimostrato la capacità di legare il recettore degli estrogeni (10) ma non è chiaro se svolgano azione agonista od antagonista. Comunque, questa capacità di legame potrebbe modulare l'effetto di tamoxifene, raloxifene, terapia ormonale sostitutiva ed estrogeni endogeni.
Bibliografia