Isoflavoni di soia. Interazioni con farmaci
(a cura di Alessandro Oteri e Francesco Salvo, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università degli Studi di Messina)
Aggiornato al 31/03/2007
I principali isoflavoni della soia (genisteina, gliciteina e daidzeina) sono fitoestrogeni contenuti in alcuni supplementi dietetici che sembrano efficaci nel ridurre le vampate durante la menopausa, mantenere la densità ossea e per prevenire le malattie cardiovascolari. Sono necessari comunque studi più approfonditi per valutarne la reale efficacia.
Studi su animali hanno dimostrato che gli isoflavoni della soia sono essenzialmente sicuri (1). Nonostante ciò essi possono presentare interazioni significative con farmaci. Infatti, esiste la possibilità che tali composti possano alterare l'assorbimento e l'escrezione biliare mediante l'interazioni con trasportatori come la glicoproteina P intestinale o il sistema di efflusso OATP (Organic Anion Trasporting Polypeptide). In letteratura viene riportato un caso clinico riferito ad un uomo di 70 anni trattato con warfarin, che ha manifestato una riduzione dell’INR dopo aver ingerito latte di soia. Alla base di questo effetto è stata ipotizzata un’inibizione della glicoproteina P e del OATP da parte della genesteina e della daidzeina con conseguente alterazione dell’assorbimento e dell’escrezione del warfarin (2).
Studi in vitro hanno inoltre evidenziato che la genesteina è in grado di inibire l’attività delle isoforme CYP1A e CYP2E1 del citocromo P450 mentre la daidzeina agisce da inibitore del CYP1A1 (3,4). Entrambe le sostanze sembrano inoltre in grado di attivare lievemente il CYP3A4 (5). Sebbene tali effetti sui citocromi non siano stati dimostrati dal punto di vista clinico, l’uso di prodotti a base di soia dovrebbe essere effettuato con cautela nei pazienti in trattamento con farmaci metabolizzati da tali sistemi enzimatici (6).
Alcuni antibiotici (clindamicina, macrolidi, neomicina, tetraciclina) possono invece alterare il metabolismo degli isoflavoni. Infatti i batteri intestinali producono alcuni enzimi fondamentali per l'idrolisi degli isoflavoni. Gli antibiotici quindi possono, riducendo la flora batterica intestinale, ridurre la formazione di isoflavoni attivi.
In linea teorica gli isoflavoni possono competere con i farmaci che posseggono attività estrogenica e dovrebbero essere quindi assunti con cautela da pazienti che assumono estrogeni o estroprogestinici. Possono inoltre modulare selettivamente l'espressione dei recettori per gli estrogeni e per questo devono essere utilizzati con cautela da donne che assumono SERMS (clomifene, raloxifene, tamoxifene o toremifene). Vi sono comunque dei dati contrastanti che suggeriscono da un lato una riduzione del rischio di insorgenza del cancro alla mammella, dall'altro l'effetto opposto (7). Sembra inoltre che possano inibire la 5-alfa reduttasi di tipo II potendo da un lato ridurre l'attivazione ormonale fisiologica, dall'altro causare un effetto additivo con altri inibitori della 5-alfa reduttasi (dutasteride e finasteride).
Gli isoflavoni possono ridurre l'assorbimento orale degli ormoni tiroidei. Inoltre sembra che possano influenzare la fisiologia tiroidea interferendo con la perossidasi che catalizza la formazione della tireoglobulina, causando una riduzione della produzione ormonale tiroidea ed aumentando di contro quella del TSH, in particolare nei bambini (8,9,10). Per queste ragioni dovrebbe essere usata cautela nei soggetti con funzionalità tiroidea compromessa.
In letteratura si ritrova il caso di una donna di 45 anni trattata con levotiroxina per un ipotiroidismo dovuto a tiroidectomia totale, nella quale l’assunzione di supplementi a base di soia ha causato una riduzione dell’assorbimento intestinale di levotiroxina e la necessità di incrementare la dose di farmaco assunta (11). Sono comunque necessari ulteriori studi per confermare l'esatto meccanismo di questa interazione. Nel frattempo è necessario utilizzare cautela nella co-somministrazione di ormoni tiroidei e isoflavoni della soia.
Ci sono altri studi (12,13) che dimostrano come l'uso sconsiderato di isoflavoni di soia durante la gravidanza possa esercitare un effetto tossico sul feto.
Infine la soia può ridurre l'assorbimento di alcuni nutrienti come zinco, ferro e calcio (14-18). Per evitare tali problemi di assorbimento, questi supplementi dovrebbero essere assunti a distanza di almeno due ore dal pasto.
Bibliografia.
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