Tarassaco. Interazioni farmacologiche
(a cura di Alessandro Oteri, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università degli Studi di Messina)
Aggiornato al 31/10/2006
Il tarassaco (Taraxacum officinale), noto anche come Dente di leone o Soffione, è una pianta erbacea perenne, utilizzata per il trattamento di disturbi epatici quali litiasi biliare (azione preventiva), colecistopatia ed insufficienza epatica. Le parti utilizzate sono le radici il cui uso prevede il trattamento di reumatismi, gotta, eczema cronico (come depurativo), obesità, ipoacidità gastrica, inappetenza e turbe digestive in genere. Il Tarassaco è ritenuto infine un blando lassativo (favorisce l’evacuazione delle feci) e un lenitivo delle infiammazioni emorroidali (1).
I principali componenti responsabili degli effetti farmacologici del tarassaco, comprendono: principi amari (tarassacina, tarassestrolo ed altri triterpeni pentaciclici), steroli (sitosterolo, stigmasterolo), caroteni (xantofille) flavonoidi (apigenina 7-glucoside), acido caffeico, zuccheri, inulina, ezimi e potassio (2-4).
Il tarassaco può avere un effetto inibitorio sull’aggregazione piastrinica e può teoricamente potenziare l’effetto farmacologico dei farmaci trombolitici, anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici (5).
Le foglie e le radici della pianta contengono elevate quantità di potassio, pertanto l’assunzione concomitante di supplementi di potassio e di tarassaco può determinare iperkaliemia. Tale associazione dovrebbe quindi essere evitata (6).
Per la sua capacità di aumentare la secrezione clorido-peptica dello stomaco, il tarassaco può incrementare il potere gastrolesivo dei FANS.
Infine, a causa dell’effetto diuretico, il tarassaco può aumentare la deplezione di sodio e aumentare di conseguenza la tossicità del litio (7).
Bibliografia.