(a cura di Alessandro Oteri, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università degli Studi di Messina).
Il fieno greco deriva dai semi di Trigonella foenum-graecum, una pianta erbacea annuale nativa del sud oriente e dell’Asia occidentale, contenente saponine steroidee, alcaloidi, flavonoidi, acido nicotinico, vitamine, sali minerali e cumarine (1,2).
Le attività ipocolesterolemizzante ed ipoglicemizante della pianta sono da attribuire alle mucillagini ed alle saponine che determinano un ispessimento del muco di rivestimento del tratto gastrointestinale, impedendo l’assorbimento delle sostanze nutritive e riducendo di fatto la glicemia ed i livelli plasmatici di colesterolo (1).
A causa della notevole viscosità delle fibre e delle mucillagini in esso contenute, il fieno greco può ridurre l’assorbimento dei farmaci somministrati per via orale. I pazienti in trattamento con farmaci da prescrizione dovrebbero assumere i prodotti a base di fieno greco separatamente da tali medicinali (2).
A causa del loro effetto ipoglicemizzante, gli estratti di fieno greco non dovrebbero essere utilizzati in pazienti diabetici in trattamento con insulina o ipoglicemizzanti orali (3). Nei casi di assunzione concomitante si raccomanda comunque di monitorare attentamente la glicemia del paziente (4-8).
Il fieno greco è in grado di ridurre i livelli plasmatici di potassio (9), pertanto la somministrazione concomitante di estratti della pianta e di diuretici, lassativi, mineralcorticoidi o altri farmaci ipokaliemici può precipitare l’ipokaliemia e porre i pazienti in trattamento con tali farmaci a rischio di aritmie (10).
Per la presenza di derivati cumarinici, il fieno greco può determinare un aumento del tempo di protrombina e può predisporre i pazienti in trattamento con anticoagulanti orali ad un incremento del rischio di emorragie (11).
In letteratura viene riportato un caso clinico riferito ad una donna in trattamento con warfarin che ha manifestato un incremento dell’INR in seguito all’assunzione di un prodotto erboristico contenente fieno greco. La sospensione del rimedio erboristico ha favorito la risoluzione dell’evento avverso che però si è rimanifestato al momento in cui la paziente ha ricominciato ad assumere il fitoterapico (11). Sulla base di tale dato, nei pazienti in trattamento con anticoagulanti orali, è auspicabile evitare l’uso di rimedi erboristici contenenti fieno greco.
Studi sugli animali da esperimento hanno infine dimostrato che il fieno greco, per la presenza di derivati estrogenici, è in grado di ridurre i livelli plasmatici di T3 e di alterare il rapporto T3/T4 (12).
Bibliografia