(a cura di Alessandro Oteri, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università degli Studi di Messina).
La carambola è il frutto dell’Averrhoa carambola, un albero originario dello Sri Lanka, dell'India e delle Molucche, diffuso in tutto il Sud-est asiatico e coltivato anche in Brasile, Ghana, Guyana e nella Polinesia francese.
Il frutto contiene fenoli e flavonoidi quali acido gallico, catechina, epicatechina e proantociandine e ha trovato impiego nella medicina tradizionale per il trattamento di cefalea, nausea, tosse, insonnia, ipertensione e diabete (1-5).
In vitro, su colture di epatociti umani, la carambola ha mostrato la capacità di inibire 7 diversi isoenzimi del citocromo P450 inclusi: CYP1A2, 2A6, 2D6, 2C8, 2C9, 2E1 e 3A4 (6), alcuni dei quali coinvolti nel metabolismo di numerosi farmaci.
I componenti responsabili di tale effetto non sono ancora noti, ma si ritiene che esso possa essere ascritto ai fenoli o ai flavonoidi.
In particolare, l’effetto inibitorio a carico del CYP3A4 ha trovato conferma sia in vitro (su colture di epatociti umani) che nell’animale da esperimento in cui il succo di carambola ha mostrato la capacità di bloccare rispettivamente il metabolismo del midazolam e della carbamazepina (7,8).
Ciononostante, sebbene particolarmente interessanti, allo stato attuale tali dati non hanno ancora trovato conferma sull’uomo.
Bibliografia