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Dalla letteratura
INTERAZIONI FRA ERBE
MEDICINALI E FARMACI CARDIOVASCOLARI
(da una lettera di Tsung O. Cheng "Herbal interactions with cardiac
drugs" su Arch Intern Med 2000; 60: 870-871)
L'importanza di sconosciute interazioni fra erbe medicinali e farmaci convenzionali, in particolare quelli cardiovascolari, è particolarmente importante in cardiologia (1), poiché molti farmaci cardiovascolari hanno una ristretta finestra terapeutica (es. diuretici, warfarina e digossina), La liquirizia (acidi glicirrizico e glicerretinico) impedisce la conversione del deossicorticosterone (11-deossicortisolo) nei glucocorticoidi attivi (cortisolo e corticosterone), bloccando la 11-b-idrossisteroido-deidrogenasi. Ciò porta a ritenzione di sodio, ipertensione ed iperkalemia e riduce l'effetto dello spironolattone (2).
Molte erbe possono interferire con la warfarina, sia aumentandone che riducendone l'effetto anticoagulante, fra esse vanno ricordate l'aglio, il ginseng ed il danshen (2-5). Quest'ultima (radici di Salvia Miltiorrhiza) è una erba medicinale sovente usata nella comunità cinese per trattare varie manifestazioni della coronaropatia (4). Molte erbe contengono sostanze simili alla digossina, fra cui l'Asclepias syriaca, il ginseng Siberiano e le bacche di biancospino (2). Il ginseng può falsamente elevare i livelli di digossina (4). Una medicina cinese contenente "kyushin" (contenente un veleno di rospo) ha cross-reattività con la digossina interferendo con il metodo di dosaggio plasmatico di quest'ultima (6). Pertanto pazienti con livelli plasmatici elevati di digossina e senza segni di tossicità potrebbero assumere il "kyushin". La liquirizia, l'oppio e l'erba di San Giovanni possono aumentare il rischio di tossicità da digitale (7).
Bibliografia:
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