Dalla letteratura


ESPERIENZE E SUGGERIMENTI DI UN ONCOLOGO AMERICANO
Traduzione di Gioacchino Calapai, Istituto di Farmacologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Messina
Da http://pharmacotherapy.medscape.com/reuters/prof/2000/09/09.20/20000920clin006.html

I pazienti oncologici che presentano reazioni inaspettate o inspiegabili durante la chemioterapia possono essersi avvalsi di terapie alternative, senza avere informato il personale sanitario. L'argomento è stato affrontato dal Dr. Roger Dean, oncologo dell'Ospedale Pediatrico dell'Università di Chicago, durante il meeting annuale di Farmacologia Clinica, tenutosi il 19 settembre 2000 presso l'American College. Il dr. Dean ha esortato i colleghi a indagare sulla natura delle sostanze assunte dai loro pazienti. Studi da lui riportati indicano che l'80% dei pazienti oncologici si sta rivolgendo a prodotti erboristici, vitamine ed altri preparati al fine di contrastare gli effetti collaterali della chemioterapia. Questi rimedi, però, potrebbero interagire negativamente con i farmaci antineoplastici. Egli ha fatto notare che non solo gli adulti sono alla ricerca di metodi complementari od alternativi per la lotta contro il cancro o contro gli effetti collaterali della chemioterapia. Infatti anche bambini ed adolescenti assumono questi prodotti, dietro la spinta di genitori, parenti ed amici. Il dr. Dean stima che almeno il 10% dei pazienti oncologici in età pediatrica stia assumendo terapie alternative, che non vengono dichiarate dai genitori. Comunque, egli non ritiene che si debba sconsigliare in assoluto al paziente l'uso di terapie complementari od alternative, perché, effettivamente, alcune potrebbero essere di aiuto. Dato che il panorama scientifico non contempla molti studi sulle terapie alternative associate alla chemioterapia convenzionale, è necessario che i medici indaghino sulle sostanze assunte dai loro pazienti, senza però esprimere giudizi. Il dr Dean ha affermato che alcuni di questi prodotti cominciano a godere di maggiore considerazione, facendo l'esempio della radice di zenzero, che ha un'azione antiemetica, del kava, usato come antistress ed ansiolitico, dell'iperico, per il trattamento della depressione di grado lieve-moderato, della radice di valeriana per l'insonnia e del Lactobacillus acidophilus, utile come antidiarroico. Tutti questi prodotti potenzialmente possono però essere causa di interazioni farmacologiche. Ad esempio, l'iperico, che è il più studiato, può avere un'azione farmaco-inducente perché stimola l'attività del citocromo P-450, riducendo, di conseguenza, la concentrazione ematica di chemioterapici come etoposide, teniposide, antraciclina ed alcaloidi della vinca. Egli ha inoltre riferito che alcuni pazienti, che avevano sospeso il kava, hanno avuto una sindrome d'astinenza simile a quella osservata con le benzodiazepine, mentre il lactobacillus potrebbe favorire una crescita eccessiva della flora batterica nei pazienti immunocompromessi, che, pertanto, non dovrebbero assumerlo. Infine, il dr Dean ha affermato che alcuni preparati erboristici possono avere un'attività ormonale, andando a complicare il trattamento dei tumori ormonosensibili.

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