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Dalla letteratura
INTERAZIONI ERBE-FARMACI: POTENZIALMENTE IMPORTANTI, MA PURTROPPO POCO INDAGATE
(riferito da Ernst E. Herb-drug interactions: potentially important but woefully under-researched. Eur. J. Clin. Pharmacol. 2000; 56: 523-524)
Il dottor E. Ernst , del Department of Complementary Medicine dell'Università di Exeter (UK), ha pubblicato la sotto riportata Tabella in un editoriale dal titolo volutamente provocatorio apparso sul Giornale Europeo di Farmacologia Clinica.
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Tabella. Interazioni tra le sette piante medicinali più vendute negli Stati Uniti nel 1998 e farmaci convenzionali (1-11) |
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Pianta |
Potenziale di rischio |
Casi pubblicati |
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Ginkgo biloba |
Aumentato effetto degli anticoagulanti |
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Iperico |
Può incrementare gli effetti degli IMAO e degli SSRI. Riduce gli effetti degli anticonvulsivanti e degli antidiabetici. Aumenta la fotosensibi-lità causata da altri farmaci. Prolunga il sonno indotto dai barbiturici. |
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Ginseng (Panax) |
Può inibire il metabolismo dell’esobarbital. Può aumentare l’eliminazione delle vitamine B1, B2 e C. Può interagire con farmaci per l’apparato cardiovacolare; anti- ipo ed ipertensivi e ipoglicemizzanti. |
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Aglio |
Può aumentare gli effetti degli anticoagulanti e degli antiaggreganti. |
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Echinacea |
Può contrastare gli effetti degli immunosoppressori |
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Serenoa repens |
Può interagire con una eventuale terapia ormonale. |
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Kava |
Potenziamento di altri ansiolitici. Può aumentare i sintomi del Parkinson in pazienti in trattamento con levodopa. |
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Ha cercato in letteratura i dati sulle potenziali interazioni delle 7 erbe medicinali più vendute negli Stati Uniti nel 1998(12).
Pur aumentando le evidenze sperimentali (e cliniche) sulla efficacia di tali erbe medicinali, il dottor Ernst si domanda se "queste erbe siano più utili che nocive".
La risposta a questa domanda è difficile perché:
Sempre nello stesso editoriale l'autore si pone la domanda del "perché in letteratura sono riportati ben pochi casi di interazioni tra erbe e farmaci". Fornisce alcune risposte:
Poiché è dimostrato che anche per gli eventi avversi noti esiste una sotto segnalazione(14), è probabile che tenda a zero la segnalazione di eventi clinici che non hanno una plausibile spiegazione, proprio perché non siamo a conoscenza del meccanismo d'azione ["Per esempio, chi avrebbe pensato ad un'interazione tra iperico e warfarina un anno fa di fronte ad un INR (international normalised ratio) alterato? Quale medico sa se il suo paziente ha deciso di automedicarsi con l'iperico per una forma di depressione lieve? Chi è al corrente della recente scoperta che l'iperico interferisce col metabolismo o l'eliminazione degli anticoagulanti orali e di altri farmaci?"]
Secondo Ernst, ne scaturiscono tre messaggi, uno per il personale sanitario, uno per i produttori ed uno per le autorità sanitarie.
Per il personale sanitario: "A dispetto della scarsità di informazioni attendibili, disponibili al momento, il messaggio per il personale sanitario sembra chiaro: dovremmo almeno inserire routinariamente domande riguardanti l'uso di erbe medicinali nella raccolta dell'anamnesi"(15).
Per i produttori: "Le interazioni devono essere sistematicamente ricercate ed i risultati della ricerca devono essere portati a conoscenza ampiamente e rapidamente" Per le autorità sanitarie: Poiché "la mancanza dell'evidenza di rischi non equivale alla assenza di rischio". è venuto il momento di riconsiderare le regolamentazioni delle erbe medicinali, alla luce del fatto che hanno la potenzialità di "beneficio e rischio"
Bibliografia
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