Dalla letteratura


UN CASO DI IPOGLICEMIA DA PRODOTTI ERBORISTICI CONTAMINATI CON GLIBENCLAMIDE
(riferito da AM Goudie, JM Kaye. Contaminated medication precipitating hypoglycaemia. MJA 2001; 175: 256-257).

Caso clinico
Un turista indonesiano di 56 anni si presentò al pronto soccorso nel settembre 1999. Non era in grado di parlare inglese e l'anamnesi fu raccolta intervistando la moglie. Era arrivato da Jakarta tre giorni prima e negli ultimi giorni era stato male a causa di un'influenza. Alle 23:30 si era sentito confuso ed agitato, con dolore al torace. All'arrivo dell'ambulanza la glicemia era 2,1 mmol/l, per cui gli fu somministrato 1 mg di glucagone per via intramuscolare; inoltre durante il trasferimento assunse 300 mg di aspirina e 10 mg di isosorbite mononitrato per via sublinguale.
All'arrivo in ospedale la glicemia era 4,3 mmol/l, il paziente era calmo, parlava indonesiano ed appariva lucido e collaborante. Riferì di soffrire di diabete mellito di tipo 2 controllato con la dieta, di cardiopatia ischemica (con bypass coronarico eseguito 12 anni prima), di ipertensione e ipercolesterolemia. Stava assumendo amlodipina, aspirina e atorvastatina, ma nessun farmaco per il diabete. Durante la raccolta dell'anamnesi il paziente mangiò alcuni panini e subito dopo venne visitato.
Alle 14:45 la glicemia era 2,1 mmol/l. Nonostante il paziente assumesse bevande zuccherate, ricevesse infusioni e boli intermittenti di destrosio, ogni volta che veniva misurata la glicemia, essa risultava sempre più bassa. Venne quindi richiesta una infusione per un'ora di destrosio al 50% per prevenire l'ipoglicemia.
Dopo il primo bolo si scoprì che il paziente parlava inglese fluentemente. Egli confermò che il suo diabete veniva controllato con la dieta e che non stava assumendo alcun farmaco ipoglicemizzante. La mancanza di qualunque causa ragionevole dell'ipoglicemia spinse i medici a ricercare delle cause più rare e, in risposta a domande precise, il paziente ammise di assumere, da 5 anni, una preparazione a base di erbe chiamata "ZhenQi", acquistata in Malesia, alla dose di 3 compresse, 3 volte al giorno. La preparazione era a base di ginseng, perla, corna di montone, corteccia ed "estratto di rana". Il paziente aveva iniziato da poco una nuova confezione, in coincidenza con la comparsa dei sintomi simil-influenzali (sonnolenza, brividi e tremore).
Il livello serico di peptide-C era 3,80 nmol/l (valori normali: 0,20-0,90 nmol/l) e l'insulina era 50 mU/l (valori normali: 3-26 mU/l). L'analisi gas cromatografica e spettrometrica rivelò la presenza di glibenclamide nelle compresse di ZhenQi.
Furono necessarie infusioni di destrosio al 50% e di potassio per 20 ore, quindi si procedette ad una riduzione graduale nelle successive 24 ore. I livelli serici di insulina tornarono normali 36 ore dopo la dimissione (3 giorni dopo il ricovero).

Discussione
L'uso della medicina alternativa sta diventando sempre più comune ed i pazienti non informano di ciò i medici curanti (1). Le erbe medicinali, a causa della mancata standardizzazione e preparazione degli ingredienti, possono causare diversi problemi (2) fra cui quelli causati dalla contaminazione con farmaci "convenzionali"(3,4), come nel caso sopra riportato, in cui, molto probabilmente, durante la preparazione delle capsule è stata aggiunta la sulfanilurea.

Bibliografia

  1. Kristoffersen SS et al. Uptake of alternative medicine (letter). Lancet 1996; 347: 972.
  2. Shaw D et al. Traditional remedies and food supplements. Drug Safety 1997; 17: 342-356.
  3. Rios CA, Sahud MA. Agranulocytosis caused by Chinese herbal medicines. Dangers of medications containing aminopyrine and phenylbutazone. JAMA 1975; 231: 352-355.
  4. Bury RW et al. Problems with herbal medicines. Med J Aust 1987; 146: 324-325.

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