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Dalla letteratura
Avvelenamento da vitamina D contenuta in tavolette di zucchero
(riferito da Vieth R, Pinto TR, Reen BS, Wong MM. Vitamin D poisoning by table sugar. Lancet 2002; 359: 672)
Un uomo di 29 anni si presentò al pronto soccorso con dolore al fianco destro, congiuntivite, anoressia, febbre, brividi, polidipsia e vomito. Inoltre aveva perso 5 kg ed era in insufficienza renale acuta. Dopo essere stato trattato con steroidi, venne dimesso. Alcuni mesi dopo, il padre di 63 anni si presentò con disturbi simili ed insufficienza renale acuta. L'uomo non aveva mai sofferto di calcolosi renale. I risultati degli esami di laboratorio erano i seguenti: creatinina 442 µmol/L (valore normale: 60-120 µmol/L); calcio 3.82 mmol/L (2.20-2.65 mmol/L), PTH <1 pmol/L (1.3-7.6 pmol/L); 25-idrossivitamina D [25(OH)D] 1555 nmol/L (20-80 nmol/L) e 1,25(OH)2D 151 pmol/L (30-140 pmol/L). Furono effettuati gli stessi esami di laboratorio al figlio, che dimostrarono valori sovrapponibili a quelli del padre. La biopsia renale di entrambi i pazienti rivelò una severa nefrocalcinosi. Inizialmente si pensò ad un'alterazione genetica o ad una malattia granulomatosa, ma una indagine sulla concentrazione plasmatica del 25(OH)D mostrò una severa intossicazione da vitamina D. Pertanto entrambi continuarono ad essere trattati con prednisone. I due uomini dichiararono di non avere assunto nessun supplemento nutrizionale.
Un paio di mesi dopo, il figlio venne nuovamente ricoverato per dolore fortissimo, nausea e disidratazione. L'esame del sangue rivelò le seguenti concentrazioni: 1,25(OH)2D = 266 pmol/L; calcio = 4.39 mmol/L, 25(OH)D = 3700 nmol/L. L'uomo fu trattato con idrocortisone per via endovenosa, fosfato di sodio ed acido pamidronico.
Sono stati testati diversi cibi presenti in casa, tra cui le tavolette di zucchero, in quanto il figlio si ammalò dopo aver bevuto un tè zuccherato.
Un grammo di zucchero conteneva 21.4 mg di vitamina D3, misurata dopo estrazione con etanolo.
Un secondo campione di zucchero conteneva 3.2 mg di vitamina D per grammo di zucchero. Pertanto presumendo una media di 12.6 mg di vitamina D3 per grammo di zucchero ed un uso medio di 100 g di zucchero al mese, padre e figlio avevano consumato più di 1.3 grammi di vitamina D3 al mese o 42000 µg/die (1700000 IU/die), di gran lunga superiore al livello minimo tossico (95 µg, 3800 IU al dì) (1), per 7 mesi.
Alcuni mesi dopo i risultati dei parametri di laboratorio del figlio e del padre erano rispettivamente: 25(OH)D = 250 nmol/L e 181 nmol/L; creatinina = 125 mmol/L e 179 µmol/L.
A livello industriale, vi è un uso sconsiderato della vitamina D3, infatti è stata aggiunta per errore nel latte (2) o nei supplementi dietetici (3). Normalmente i casi di intossicazione iatrogena negli adulti riguardavano la vitamina D2, un analogo sintetico del composto fisiologico, la vitamina D3 (1).
Bibliografia
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