Kava: il rischio del danno epatico è confermato
(riferito da Rev Prescr 2003; 23: 341)
Il 9 gennaio 2002 l’Autorità sanitaria francese ha annunciato un anno di sospensione su tutti i prodotti sul mercato contenenti kava (Kava-kava, Piper methysticum) [1].
Questa pianta è usata durante i riti ancestrali in alcune parti della Polinesia, nella forma di una bevanda preparata dal rizoma [2]. Il suo uso come prodotto erboristico è aumentato negli ultimi anni in tutto il mondo, principalmente per le sue proprietà psicotropiche [3].
Nel 2001 l’European Medicines Evaluation Agency (EMEA) ha avvisato che la kava poteva causare danno epatico. Trenta casi di epatite, cirrosi e insufficienza epatica in Germania e in Svizzera hanno portato alla sospensione sopra menzionata [1].
Secondo le autorità sanitarie francesi, 68 casi di danno epatico sono stati segnalati in tutto il mondo tra la popolazione che usava kava [4]. I casi hanno continuato a verificarsi fino al gennaio 2002.
Data la potenziale severità (2 morti, 6 trapianti epatici), l’autorità sanitaria francese ha deciso il 13 marzo di proibire definitivamente la kava [4]. Solo le preparazioni omeopatiche della kava rimangono autorizzate quando diluite alla minima diluizione che è la quinta centesimale di Hahneman (5CH).
La dichiarazione pubblicata il 13 marzo sostiene che la sospensione dal mercato è stata già eseguita in Spagna, Portogallo, Irlanda, Regno Unito, Canada e Australia [4]. Inoltre, già nel settembre 1999 il Consiglio superiore d’igiene pubblica francese ha sconsigliato l’uso della kava nei prodotti dietetici umani, una decisione confermata dall’autorità sanitaria francese nel Gennaio 2002 [4].
Bibliografia