Fitoterapia: di rado se ne parla spontaneamente.
(Prescrire International 2006; 15: 63)
Un gruppo di farmacologi clinici e farmacoepidemiologi ha condotto uno studio prospettico intervistando 150 pazienti adulti (47 donne e 103 uomini) ricoverati nel reparto di medicina interna di un grande ospedale tedesco tra l’agosto 2000 ed il febbraio 2002 (1).
Ai pazienti è stato chiesto di compilare un questionario sui loro problemi di salute, inclusi tutti i farmaci che avevano assunto prima del ricovero. Il questionario comprendeva anche delle voci sulla fitoterapia. Per aiutare i pazienti a ricordare ed a citare l’uso di prodotti erboristici, soprattutto l’iperico, è stato fornito loro un elenco di disturbi spesso auto-medicati, come cefalea, dolori reumatici, allergia, infezioni, insonnia, gonfiore alle caviglie e sindrome delle gambe senza riposo (i disturbi depressivi non sono stati citati). In caso di degenze sufficientemente lunghe, i pazienti sono stati nuovamente intervistati tra il 3° ed il 5° giorno e tra il 7° e l’11° giorno per rilevare il ricorso all’automedicazione all’interno dell’ospedale. I dati sono inoltre stati confrontati con le prescrizioni, le cartelle cliniche e tutti i trattamenti iniziati in ospedale. Al momento del ricovero, è stato prelevato un campione di sangue per ricercare la presenza di iperforina ed ipericina, due sostanze contenute nell’iperico.
L’ipericina e/o l’iperforina sono state riscontrate in 12 pazienti (8%), ma solo uno di essi aveva riferito spontaneamente (prima dell’intervista) di fare uso di iperico, mentre altri 2 pazienti l’avevano detto durante la compilazione del questionario. Gli altri 9 pazienti, invece, non avevano riferito l’uso di questo prodotto né all’équipe medica che li stava seguendo in ospedale, né al farmacista che aveva condotto l’intervista. Inoltre, alcuni dei farmaci prescritti in ospedale a 7 dei 12 pazienti avrebbero potuto interagire con l’iperico. L’iperico, infatti, ha un’azione farmacoinducente ed aumenta l’eliminazione di molti farmaci, potendone ridurre l’efficacia (1,2), in particolare per quanto riguarda antagonisti della vitamina K, contraccettivi orali, digossina ed immunosoppressori. Esiste anche la possibilità di sovradosaggio in caso di sospensione dell’iperico e di sindrome serotoninergica in caso di assunzione concomitante di farmaci con attività serotoninergica (2). Tra i pazienti in cui non sono state rilevate tracce di iperforina e/o ipericina, solo uno aveva ammesso di aver fatto uso di iperico prima del ricovero, senza specificare a quando risalisse l’ultima assunzione.
In conclusione, i pazienti raramente riferiscono spontaneamente il ricorsa alla fitoterapia durante il colloquio con il medico. Del resto alcune piante medicinali, come l’iperico, possono interagire con diversi farmaci di sintesi. I pazienti dovrebbero quindi essere informati della necessità di riferire tutti i trattamenti, compresi quelli a base di rimedi erboristici o di altri prodotti (integratori alimentari, contraccettivi orali, colliri, prodotti omeopatici, etc.), sia che li considerino o meno dei “farmaci”.
Bibliografia