Pancreatite indotta dalla Serenoa repens
(riferito da Jibrin I, et al. Saw palmetto-induced pancreatitis. South Med J 2006; 99: 611-2)
Il caso
Un uomo bianco di 55 anni con una storia remota di alcolismo, sobrio da più di 15 anni e senza una storia clinica di colelitiasi, si presentò con un severo dolore epigastrico localizzato associato a nausea e vomito. Quattordici mesi prima il paziente si era presentato al pronto soccorso con gli stessi sintomi ed era stato trattato esclusivamente ambulatorialmente, sviluppando in seguito una pancreatite. Quattro mesi prima, fu nuovamente ricoverato per la ricorrenza della sintomatologia; gli fu diagnosticata un’epatite acuta associata a pancreatite. Tuttavia, nonostante un’anamnesi dettagliata non fu possibile rivelare alcuna eziologia.
I sintomi correnti iniziarono il giorno del ricovero e peggiorarono progressivamente; il paziente manifestò un dolore epigastrico lancinante localizzato, accompagnato da 3 episodi di vomito non biliare. Non furono osservati: perdita di peso, febbre o brividi, né ittero, melena, prurito o variazioni di colore delle urine o delle feci. Inoltre, non era stata effettuata una recente endoscopia. Il paziente presentava quale patologia concomitante ipetrofia prostatica benigna per la quale era stato trattato, nei 4 anni precedenti, con estratti di Serenoa repens o con cateterismo intermittente per curare l’ostruzione urinaria.
Il paziente appariva lievemente itterico ma con segni vitali normali. Il suo addome era trattabile ma con tensione all’ipocondrio destro e all’epigastrio. Il fegato non era palpabile ed i segni di Courvoisier, Cullen e Gray Turner risultarono negativi. L’esame rettale non rivelò alcuna alterazione.
Durante il decorso ospedaliero furono osservati: livelli delle proteine sieriche nella norma, AST
= 1,265 U/L; ALT = 1,232 U/L; ALP = 185 U/L; amilasi = 2,152 U/L; lipasi = 39,346 U/L e trigliceridi = 38 mg/dL. Le analisi delle urine, l’analisi tossicologica e la valutazione degli enzimi cardiaci risultarono irrilevanti. Anche i test per l’HIV e per l’epatite virale ed il quadro reumatologico diedero esito negativo. Gli ultrasuoni addominali e la colangiografia retrograda rivelarono un normale tratto biliare e sabbia, senza calcoli. La scansione epatica risultò negativa.
La somministrazione dell’estratto di Serenoa repens fu interrotta e il paziente fu soltanto reidratato e trattato con analgesici. Dopo quattro giorni, fu osservato un notevole miglioramento con normalizzazione completa dei livelli enzimatici. Il paziente rimase asintomatico per 8 mesi.
Commento
Sebbene gli estratti di Serenoa repens siano indicati per numerosi impieghi (diuretici, afrodisiaci e per incrementare la lattazione), il loro principale utilizzo prevede il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna (1). Le principali reazioni avverse associate all’uso di estratti di Serenoa repens comprendono: colecistiti, diatesi emorragiche, difetti della conduzione e disfunzioni erettili (2-6). I principi attivi della pianta sembra siano in grado di stimolare, a livello prostatico, i recettori estrogenici e di inibire quelli progestinici (7). Vengono riportati anche effetti antiestrogenici e antiandrogenici, che si manifestano con blocco del legame da parte del diidrotestosterone a livello dei recettori androgenici, causato dall’inibizione della 5 alfa reduttasi (7,8).
Nel 1997, Hamid e Coll. (3) hanno riportato un caso di epatite colestatica persistente conseguente all’esposizione per due settimane ad una preparazione contenente estratti di Serenoa repens.
Tuttavia, le segnalazioni di pancreatiti indotte da prodotti erboristici sono limitate. Ciò potrebbe essere dovuto ad un inadeguato monitoraggio di questi prodotti o al fatto che i pazienti volontariamente non riferiscono il loro uso.
Nel caso presente non ci sono cause alternative alla Serenoa repens che possano giustificare l’insorgenza della pancreatite e dell’epatite. La risoluzione dei sintomi osservata durante il breve periodo di ricovero in cui la somministrazione di Serenoa repens è stata interrotta (coerente con la breve emivita degli estratti della pianta (9) ed il periodo relativamente lungo durante il quale il paziente è rimasto libero dai sintomi dopo la completa sospensione della terapia, sono dei punti a favore per una possibile associazione. A ciò va aggiunto che, la pancreatite e l’epatite (nota reazione avversa associata agli estratti di Serenoa repens (3) si sono manifestate contemporaneamente e si sono risolte nello stesso arco di tempo, indicando un’eziologia comune. Infine, c’è da considerare che l’incremento dei livelli plasmatici di transaminasi rappresenta un indice sia di danno epatocellulare sia di colelitiasi.
Bibliografia.
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