Tossicità da erbe medicinali. Importanza di un’anamnesi accurata
(Riferito da Rubin D, McGovern B, Kopelman RI. Back to basics. Am J Med 2006; 119: 482-3)
Il caso
Un uomo di 44 anni, affetto da depressione, aveva avuto diverse esperienze di tossicità in seguito all’assunzione di kava kava e valeriana.
Il paziente venne ospedalizzato con una emorragia gastrointestinale che venne associata al trattamento terapeutico con aspirina e FANS. Il paziente stette bene fino ad un mese dopo, mentre, 2 giorni dopo, sua moglie osservò che stava diventando sempre più letargico. Dopo aver presentato stato confusionale al lavoro ed un aumento dell’atassia, ritornò in ospedale con temperatura di 39°C. Era molto letargico e astenico, aveva difficoltà nel ripetere frasi ed una lieve confusione sinistro-destra.
Venne iniziato aciclovir, ma essendo nella norma i risultati di EEG, TAC e RM, il farmaco fu sospeso. Dal Rx del torace, il paziente presentava un possibile infiltrato basilare destro. Il paziente iniziò terapia con ceftriaxone, avendo un miglioramento nella sua sintomatologia per cui venne dimesso; gli venne diagnosticata una probabile sindrome virale e depressione.
Dopo 1 settimana, il paziente ritornò con la stessa sintomatologia. Successivamente una TAC toracica evidenziò una consolidazione del lobo medio di destra, il paziente iniziò l’assunzione di claritromicina.
Dopo 3 giorni di degenza in ospedale, il paziente venne dimesso, ma, 2 giorni dopo, ritornò con difficoltà di linguaggio, confusione, atassia ed incontinenza urinaria. Egli presentò un’andatura atassica non stabile, la pressione arteriosa di 100/65 mm Hg e frequenza cardiaca 54 battiti/min.
Il paziente era lento nel rispondere e non ricordava il suo numero di telefono.
In seguito, approfondendo l’anamnesi, il paziente rivelò che assumeva da 2 mesi kava kava e radici di valeriana (dosaggio non specificato) insieme alla paroxetina per il trattamento della depressione.
Al momento del ricovero il paziente interrompeva l’assunzione di tali erbe medicinali con riduzione della sintomatologia, che ritornava al momento della riassunzione delle erbe medicinali.
Tutta la terapia venne sospesa. Il suo stato fisico e neurologico si normalizzò nei due giorni seguenti. Venne dimesso e la sintomatologia non si ripresentò.
Commento
Il paziente ha trattato la depressione assumendo radice di valeriana ed il kava-kava. Gli effetti avversi della valeriana includono vertigini, nausea, cefalea e sonnolenza, mentre il kava-kava può causare tremori, depressione, cefalea, sonnolenza, indebolimento cognitivo, atassia e sedazione (1). Quando il paziente si presentò in ambiente ospedaliero per la presenza di febbre, cefalea, confusione, la prima preoccupazione è stata un’encefalopatia tossica o metabolica.
Dopo aver eliminato questa possibilità, dal momento che la sintomatologia si risolveva durante i ricoveri in ambiente ospedaliero, si è pensato che la causa derivasse da agenti presenti a casa o sul luogo di lavoro. Pertanto, è stata fatta un’anamnesi molto accurata che includeva domande sull’esposizione in ambiente di lavoro, animali domestici, nuovi farmaci, cosmetici, detergenti, comuni allergeni come i pollini.
Raramente si domanda se il paziente utilizza anche altre sostanze come prodotti da banco o erbe medicinali non considerate farmaci dal paziente.
Anche se si stanno raccogliendo dati sugli effetti avversi associati ai singoli rimedi erboristici, poco si conosce sulle possibili conseguenze derivate dall’uso concomitante di alcune erbe.
Per raggiungere un’accurata diagnosi, è importante eseguire un’anamnesi completa che includa specifiche domande circa l’uso di medicine alternative o complementari.
Bibliografia: