
News dal CSM/MCA e dall' FDA
A cura di
Gioacchino Calapai, Giovanni
Polimeni, e Achille P. Caputi
SICUREZZA DEI PRODOTTI CONTENENTI ACIDO ARISTOLOCHICO (4 aprile 2001).
Il Centro dell'FDA che si occupa della sicurezza degli alimenti e dei supplementi dietetici (Center for Food Safety and Applied Nutrition Office of Nutritional Products, Labeling, and Dietary Supplements) ha inviato una lettera agli operatori sanitari contenente informazioni sulla sicurezza di prodotti contenenti acido aristolochico, venduti come supplementi dietetici ed "erbe medicinali tradizionali".
Secondo la FDA è necessario analizzare i casi di nefropatia non spiegata, in particolare fibrosi interstiziale associata a nefropatia all'ultimo stadio, così come i tumori del tratto uroteliale, per verificare l'uso di supplementi dietetici o di "medicine tradizionali" in questi pazienti. Già in precedenza (31 maggio 2000), l'FDA aveva inviato una lettera agli operatori sanitari riguardante la nefrotossicità e la carcinogenicità di prodotti contenenti acido aristolochico.
Durante questo intervallo di tempo, l'FDA ha inviato anche una lettera ai rappresentanti delle associazioni commerciali di supplementi dietetici chiedendo loro di analizzare le procedure di produzione in modo da garantire che i prodotti fossero privi di tale acido.
Inoltre, l'FDA ha pubblicato un importante documento affinchè fosse riportato in ogni prodotto erboristico presente sulla etichetta, sia che contenga la pianta Aristolochia sia che possa essere confuso con essa. Tali provvedimenti sono stati conseguenti a diversi fattori, quali:
- In Belgio, ci sono stati circa 100 casi di nefropatia in pazienti che avevano partecipato ad un "regime dimagrante" dal 1990 al 1992, in parte costituita da pillole contenenti erbe in polvere. La principale lesione patologica osservata era rappresentata da una estesa fibrosi interstiziale renale con atrofia e perdita dei tubuli. Almeno 70 di questi pazienti avevano avuto bisogno di dialisi o trapianto. Si è arrivati alla conclusione che uno dei prodotti fitoterapici (la Stephania tetrandra) era stata inavvertitamente sostituita con l'Aristolochia fangchi, un prodotto botanico contenente acido aristolochico, a causa della stretta somiglianza del nome cinese.
- Nel 1996, è stato riportato che nel tessuto renale di 5 pazienti belgi erano stati rilevati addotti di DNA legati ad acido aristolochico(1).
- Nell'agosto 1999, 2 nuovi casi di fibrosi interstiziale venivano riportati in Gran Bretagna. Tali pazienti avevano fatto uso di preparazioni contenenti acido aristolochico. Entrambi i pazienti avevano sviluppato un'insufficienza renale all'ultimo stadio. Un paziente è stato già trapiantato e l'altro è in attesa di trapianto(2)
Da quel momento, sono disponibili le seguenti nuove informazioni:
- Uno studio condotto in Belgio ha riportato che su 39 pazienti con insufficienza renale all'ultimo stadio della coorte originale belga, che aveva acconsentito a subire un intervento profilattico, c'erano 18 casi (46%) di carcinoma uroteliale. Tutti i campioni analizzati contenevano addotti di DNA legati ad acido aristolochico. Gli autori hanno concluso: " i nostri dati suggeriscono che le tossine di aristolochia (acido aristolochico e possibilmente anche altri derivati) causano nefropatia e carcinoma uroteliale"(3).
- Sono stati identificati 7 casi in Francia simili a quelli del Belgio, corrispondenti all'esposizione a preparazioni contaminate con Aristolochia fangchi dal 1989 al 1992. Nel maggio 2000, in uno di questi pazienti è stato diagnosticato 1 caso di carcinoma uroteliale. Un secondo caso di carcinoma uroteliale è sospettato ed in un terzo paziente è stato rilevato un linfoma su un trapianto(4)
- Esami di laboratorio eseguiti dall'FDA di alcuni prodotti botanici venduti negli Stati Uniti hanno rivelato la presenza di acido aristolochico. Questi comprendono prodotti con un singolo ingrediente approvato come Aristolochia (talvolta chiamata Virginia snakeroot) e prodotti botanici che probabilmente sono sostituiti con Aristolochia (per esempio, Stephania tetrandra, Clematis armandii ed estratto di Akebia). Inoltre, l'acido aristolochico è stato ritrovato in diversi prodotti finiti venduti come supplementi dietetici. Lettere di avvertimento e richieste di ritiro sono state inviate alle varie ditte produttrici o ai distributori coinvolti.
- E' stato segnalato recentemente che 2 donne americane hanno sviluppato nefropatia all'ultimo stadio a seguito dell'uso di preparazioni botaniche contenenti acido aristolochico.
- La prima paziente iniziò ad usare "erbe medicinali" nel 1994. Nell'arco di 8 mesi sviluppò nefropatia all'ultimo stadio. Una biopsia renale mostrò un'estesa fibrosi interstiziale con infiltrazione linfocitica focale. Fu eseguito un trapianto renale nel 1996. Gli esami di laboratorio dei prodotti botanici assunti dalla paziente, condotti in Belgio, indicarono la presenza di acido aristolochico in 2 dei prodotti che la donna stava assumendo(5).
- La seconda paziente aveva assunto un fitoterapico chiamato "Stephania tablets" per circa 2 anni, fino al 1994. Di recente le è stata diagnosticata nefropatia all'ultimo stadio ed è in attesa di trapianto renale. Le analisi di laboratorio eseguite dal California Department of Health Services hanno mostrato che il prodotto botanico conteneva acido aristolochico. Sebbene il prodotto fosse approvato come contenente Stephania tetrandra, è probabile che essa sia stata sostituita con Aristolochia fangchi, spiegando così la presenza di acido aristolochico nel prodotto(6)
Lo scopo di questa lettera è quello di attirare l'attenzione sull'associazione della nefropatia all'ultimo stadio dovuta ad esposizione ad acido aristolochico e rischio di sviluppo di neoplasia, in particolare di carcinoma uroteliale.
Per ulteriori informazioni, è possibile consultare il sito web http://www.cfsan.fda.gov/~dms/ds-bot.html.
Bibliografia
- Schmeiser HH et al. Detection of DNA adducts formed by aristolochic acid in renal tissue from patients with Chinese herbs nephropathy. Cancer Res 1996; 56: 2025-2028.
- Lord GM et al. Nephropathy caused by Chinese herbs in the UK. Lancet 1999; 354: 481-482.
- Nortier JL et al. Urothelial carcinoma associated with the use of a Chinese herb (Aristolochia fangchi). N Engl J Med 2000; 342: 1686-1692.
- Communication from the French Medical Products Safety Agency; October 27, 2000.
- Meyer MM et al. Chinese herb nephropathy. Baylor Univ Med Center Proc 2000; 13: 334-337. (http://www.baylorhealth.com/proceedings/13_4/13_4_meyer.htm).
- California Department of Health Services News Release - Warning About Herbal Product].
News
dal CSM/MCA e dall' FDA