Interazione tra carbone
attivato, prescritto da un erborista, e Myelobromol
P. Windrum,
D.R. Hull, T.C.M. Morris
Department of Haematology, Belfast City Hospital, Lisburn Road, belfast BT9
7AB, UK.
Lancet
2000, 355: 1019-1020
Il caso di una donna di 86 anni che ha presentato una reazione avversa causata dalla assunzione di tavolette fornitele da un erborista. Questo caso si aggiunge a quelli segnalati recentemente in una review sulle interazioni tra erbe medicinali e farmaci pubblicata su Lancet nel gennaio scorso (1).
La paziente si è rivolta al Dipartimento di Ematologia presso l'Ospedale di Belfast (UK). La storia medica evidenziava da circa 2 anni una trombocitosi asintomatica, insufficienza vascolare periferica e una cardiopatia ischemica con 2 precedenti infarti del miocardio ed un bypass femorale-popliteo. All'esame obiettivo la milza si presentava palpabile 1 cm sotto il margine costale ma non era presente epatomegalia. La conta delle piastrine era di 1012x109/L ed i leucociti erano 13x1x 109/L. L'emoglobina era normale. L'enzima lattico-deidrogenasi sierica era 768 m/L (valori normali 360-720 m/L). Altri valori nella norma erano la sideremia, la vitamina B12, l'acido folico, l'acido urico e la velocità di eritrosedimentazione.
E' stata fatta diagnosi di trombocitosi primaria ed è stata iniziata una terapia mirata ad abbassare il numero delle piastrine. Poiché la paziente aveva difficoltà ad ingoiare le capsule di idrossiurea è stata trattata con myelobromol alla dose di soli 125 mg (a causa della sua bassa statura) per 5 giorni. Il trattamento non ha avuto successo ed è stato quindi ripetuto per 7 giorni senza comunque ottenere una riduzione della conta piastrinica (1108x109/L). La paziente ha seguito correttamente il trattamento assumendo il farmaco regolarmente ma ha fatto notare che stava contemporaneamente assumendo come antiemetico un rimedio complementare che, come è stato poi scoperto, conteneva carbone attivato. In seguito a ciò è stata trattata con metoclopramide al posto dell'antiemetico precedente e dopo un altro ciclo di myelobromol la conta piastrinica è caduta entro 2 settimane a valori di 48x109/L.
Le preparazioni a base di carbone attivato sono utilizzate nel trattamento dell'avvelenamento d farmaci come ad esempio il paracetamolo (2) e la teofillina (3). Il carbone attivato agisce legandosi alle molecole a livello intestinale e impedendone l'assorbimento. E' in grado di assorbire anche bolle gassose e si sta diffondendo il suo uso, alla dose di 200-300 mg, per il trattamento della flatulenza (4) e della diarrea associate all'intossicazione da cibo (5) allo scopo di aumentare la eliminazione dei microorganismi. Altre indicazioni proposte sono per il trattamento della gotta, dell'ittero neonatale, nell'ipercolesterolemia e nella porfiria.
Molto probabilmente nella paziente in questione il trattamento farmacologico mirato a ridurre il numero delle piastrine non ha inizialmente funzionato a causa della simultanea ingestione di carbone attivato. Inoltre, questo caso suggerisce che molti pazienti possono assumere medicamenti forniti da figure non mediche e che l'assunzione di tali prodotti può essere percepita come un fatto di importanza irrilevante o come qualcosa che crea imbarazzo di fronte al proprio medico. I medici dovrebbero tenere conto della capacità del carbone di inattivare molti farmaci e dell'impatto che la sospensione della sua assunzione può avere sulla biodisponibilità e sugli effetti di altri farmaci.