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ANNO X - N. 36 - PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE |
NOVEMBRE 2003 |
Stampa ad esclusivo uso interno delle ULSS |
Regione del Veneto |
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ISDB
MEMBER |
In questo numero
Reazioni avverse da farmaci in pediatria
Quale FANS nei bambini?
Corticosteroidi per via inalatoria e ritardo della crescita nel bambino asmatico
Lasonil: botte vecchia, vino nuovo!
Segnali dal mondo
Reazioni avverse da farmaci in pediatria
Nel 1963 in un editoriale i bambini
venivano chiamati “orfani terapeutici”.
Già allora era noto infatti che le
ditte farmaceutiche non hanno interesse
particolare nel condurre studi
clinici in pediatria in quanto sono
complessi e hanno un basso ritorno
economico. Per anni è stata convinzione
comune che i bambini, soggetti
alle stesse malattie degli adulti,
dovessero essere trattati con gli stessi
farmaci, sperimentati però solo
sugli adulti. Negli Stati Uniti solo un
terzo dei farmaci usati nei bambini è
stato studiato adeguatamente su di
loro ed ha quindi indicazioni specifiche
in pediatria, e questa percentuale
è tanto più bassa quanto più ci avviciniamo
all’epoca neonatale. Per questo
motivo i pediatri e chi usa farmaci
nei bambini, soprattutto in ambito
ospedaliero, deve spesso utilizzarli al
di fuori delle indicazioni d’uso (uso
off-label). Una indagine eseguita dall’Istituto
di Ricerche Mario Negri ha
mostrato che dei 9741 farmaci presenti
sul mercato italiano nel periodo
1996-1997, 205 (2,1%) erano registrati
per l’uso in età pediatrica e solo
per 134 prodotti erano state condotte
sperimentazioni cliniche controllate
nei bambini. Questa situazione è
comune a molti Paesi (Eur J Clin
Pharmacol, 2002)
L’uso off-label non è sempre associato
ad una errata prescrizione. Il pediatra
ha l’obbligo di prescrivere il
miglior trattamento possibile e quindi
l’uso off-label può essere solo la
conseguenza di una mancanza di
alternative terapeutiche. D’altra parte
molti studi di recente pubblicazione
hanno evidenziato come spesso, a
livello pediatrico, ci sia in Italia un uso
non corretto, soprattutto per alcune
classi terapeutiche (antiasmatici,
antibiotici, FANS).
Un recente studio sulle prescrizioni di
antibiotici in pediatria eseguito in
Emilia Romagna ha mostrato che,
rispetto ad altri Paesi europei, in Italia
esiste un generale abuso di questi farmaci.
Il 52% dei ragazzi sotto i 15 anni
aveva ricevuto almeno una prescrizione
di antibiotico
sistemico nel corso
dell’anno dello
studio, e questa
percentuale saliva
a oltre il 70% nei
bambini di 1-2
anni (J Antimicrob
Chemother, 2003).
Un altro recente studio che ha analizzato
le prescrizioni di antiasmatici in
pediatria in 17 ASL partecipanti al
progetto ARNO ha evidenziato come
questi farmaci siano prescritti spesso
per patologie differenti dall’asma, e
come molti bambini vengano trattati
con terapie la cui efficacia è discutibile
(Eur J Clin Pharmacol, 2003).
Questa situazione sottolinea ancor di
più il valore delle informazioni che
provengono dalla segnalazione spontanea
in pediatria, non solo per conoscere
segnali di allerta, ma anche per
dare indicazioni importanti nella
definizione del profilo di sicurezza di
un farmaco utilizzato in ambito
pediatrico.
In questo articolo analizziamo le
segnalazioni di reazioni avverse da farmaci
in età pediatrica, riportate nella
banca dati del Gruppo Interregionale
di Farmacovigilanza (GIF – www.gruppogif.org). Questa banca dati raccoglie
le segnalazioni di reazioni avverse in
Veneto (dal 1988), Lombardia (dal
1993), Emilia Romagna (dal 2000),
Sicilia (dal 2003) e provincia autonoma
di Trento (dal 1988). Della banca
dati del GIF si è parlato più volte in
questo bollettino: essa contiene oltre
la metà delle segnalazioni italiane
degli ultimi due anni.
Dall’analisi sono stati esclusi i vaccini,
discussi nell’ultimo numero di FOCUS
(agosto 2003).
Nel database del GIF sono attualmente
presenti 1.059 segnalazioni di reazioni
avverse in bambini con età inferiore
a 15 anni, riferite a 273 diversi
principi attivi (o combinazioni predefinite
di principi attivi). La Tabella 1
mostra la distribuzione delle segnalazioni
nelle varie fasce d’età con la percentuale
di segnalazioni gravi.
Tabella 1. Distribuzione delle segnalazioni nelle varie fasce d’età |
|||
Gruppo età |
N. segn. |
% |
% gravi |
< 1 anno |
65 |
6 |
52 |
1-2 anni |
221 |
21 |
36 |
3-5 anni |
231 |
22 |
42 |
6-11 anni |
326 |
31 |
39 |
12-14 anni |
216 |
20 |
37 |
Totale |
1059 |
100 |
39 |
Poco meno della metà delle segnalazioni
(49%) provengono da medici
ospedalieri, il restante dal territorio.
Queste ultime comprendono 19
segnalazioni provenienti da farmacisti.
L’esito delle segnalazioni è in larga
parte la guarigione (70%). Sono però
presenti due casi fatali: una bambina
di 5 anni con preesistente lussazione
congenita all’anca sottoposta per la
quinta volta all’anestesia (propofol e
mivacurio cloruro), morta per arresto
cardiaco ed una ragazza di 14 anni
deceduta a causa
di una crisi asmatica
attribuita al cotrimossazolo.
Circa la metà dei farmaci sospettati di
reazioni avverse sono antibatterici
sistemici (gruppo ATC J) (Figura 1).

Penicilline (amoxicillina con o senza
acido clavulanico), cefalosporine
(cefaclor e ceftriaxone) e macrolidi
(claritromicina e azitromicina) sono
gli antibatterici più segnalati.
Seguono gli analgesici (ATC N), i farmaci
dell’apparato respiratorio (ATC
R), quelli dell’apparato muscolo-scheletrico
(ATC M) e quelli dell’apparato
gastrointestinale (ATC A). Questo
andamento riflette l’ampio utilizzo di
queste classi di farmaci in campo
pediatrico.
La Tabella 2 indica i dieci principi attivi
più segnalati, responsabili del 40%
delle segnalazioni.
Tabella 2. Principi attivi più segnalati |
||
Principio attivo |
Tot. |
% cumulativa |
| amoxicillina | 114 |
9,8 |
| amoxicillina + acido clavulanico | 112 |
19,5 |
| cefaclor | 56 |
24,3 |
| claritromicina | 38 |
27,6 |
| ceftriaxone | 37 |
30,8 |
| paracetamolo | 34 |
33,7 |
| morniflumato/acido niflumico | 28 |
36,1 |
| azitromicina | 23 |
38,1 |
| metoclopramide | 22 |
40,0 |
Le reazioni avverse segnalate sono in larga parte riferite all’apparato cutaneo (44%), seguite da quelle gastrointestinali (11%), dalle alterazioni delle condizioni generali (9%) e da quelle del sistema nervoso centrale (9%) (Tabella 3).
Tabella 3. Suddivisione delle reazioni avverse per apparato |
||
Apparato |
N. reaz. |
% |
Cutanee |
699 |
44 |
GI |
173 |
11 |
Cond. Generali |
149 |
9 |
SNC |
144 |
9 |
Psichiatriche |
120 |
8 |
Respiratorie |
71 |
4 |
Renali |
54 |
3 |
Cardiovascolari |
47 |
3 |
Ematologiche |
31 |
2 |
Disturbi visione |
29 |
2 |
Epatiche |
26 |
2 |
Altre |
46 |
3 |
Totale |
1589 |
100 |
Le reazioni cutanee sono in particolare
legate all’uso di
antibiotici. Si tratta
spesso di reazioni
non gravi; tuttavia
sono presenti anche
18 eritemi multiformi,
12 sindromi di
Stevens Jonhson e 3
necrolisi epidermiche
tossiche. Uno di questi
ultimi tre casi è
stato associato al
paracetamolo; tale
reazione è nota nell’adulto
ma in pediatria i casi riportati
sono pochissimi. Questo caso è
stato commentato nell’analisi dei
dati del primo semestre 2003 del
gruppo Interregionale di Farmacovigilanza
(www.gruppogif.org).
Le reazioni gastrointestinali gravi comprendono
due casi di colite pseudomembranosa
da antibatterici e diversi
casi di sanguinamento gastrointestinale
quasi sempre associato all’uso di
antinfiammatori non steroidei (FANS).
La valutazione del profilo di sicurezza
dei FANS in pediatria merita un commento
più dettagliato che viene fatto
in un altro articolo in questo stesso
numero del bollettino.
Le reazioni psichiatriche includono 17
casi di allucinazioni, in gran parte in
bambini dai 10 ai 13 anni. I farmaci
sospetti sono soprattutto antibiotici
(5 casi attribuiti a macrolidi – due alla
claritromicina, due a cefalosporine e
uno alla rufloxacina). Tali reazioni
sono riportate nel foglietto illustrativo
di questi farmaci anche se riferite
all’adulto.
La segnalazione attribuita alla rufloxacina
in una bambina di 6 anni riportava
anche vomito, perdita temporanea
della vista e agitazione psicomotoria.
Ricordiamo che i fluorochinoloni
sono controindicati in pediatria; in
totale sono sei le segnalazioni attribuite
a questi farmaci.
Ventiquattro segnalazioni riportano una
reazione epatica, dall’aumento delle
transaminasi alla più grave epatite (13
segnalazioni). I farmaci sospetti comprendono
il paracetamolo (4 segnalazioni
tra cui 2 casi di epatite in bambini
rispettivamente di 4 e 10 anni), l’amoxicillina
+ acido clavulanico (3 segnalazioni),
il ceftriaxone (3 segnalazioni) e il
cefaclor (2 segnalazioni).
La tossicità epatica del paracetamolo
è stata oggetto di numerosi studi nell’adulto.
La reazione è dose-dipendente.
Una piccola parte del farmaco (2-10%) è metabolizzata tramite ossidazione
ad un metabolita tossico, l’Nacetil-p-benzochinone-imina
(NAPQI). L’ossidazione coinvolge il
sistema del citocromo P-450, in particolare
l’isoenzima CYP2E1. Il NAPQI
viene normalmente coniugato dal glutatione
in composti non tossici. In
caso di sovradosaggio il sistema glutatione-dipendente va a saturazione e il
NAPQI si coniuga con le proteine epatocellulari
con possibile necrosi epatocellulare
(Mutat Res, 1996). E’ stato
riportato come nei bambini molto
piccoli, in particolare entro il primo
anno di vita, vi sia una bassa attività
dell’enzima CYP2E1 e questo potrebbe
contribuire ad un maggior margine
di sicurezza in questa fascia d’età (Eur
J Clin Pharmacol, 2003). Ricordiamo
comunque che, pur restando il paracetamolo
il farmaco di prima scelta in
pediatria come analgesico/antipiretico,
è molto importante non superare
le dosi massime indicative.
La Tabella 4 evidenzia queste dosi per
il paracetamolo in relazione al peso
corporeo.
Tabella 4. Dosi massime indicative di paracetamolo in relazione al peso corporeo |
|||
Età |
Peso (Kg) |
Dose unit. (mg) |
Dose/die (mg) |
0-3 mesi |
2 - 5,4 |
40 |
200 |
4-11 mesi |
5,5 - 7,9 |
80 |
400 |
12-23 mesi |
8 - 10,9 |
120 |
600 |
2-3 mesi |
11 - 15,9 |
160 |
800 |
4-5 mesi |
16 - 21,9 |
240 |
1.200 |
6-8 anni |
22 - 26,9 |
320 |
1.600 |
9-10 anni |
27 - 31,9 |
400 |
2.000 |
11 anni |
32 - 43,9 |
480 |
2.400 |
Tra le reazioni segnalate ve ne sono alcune, talvolta gravi, attribuite a farmaci il cui uso in pediatria alla luce del profilo rischio/beneficio può essere discutibile. Oltre al caso dei fluorochinoloni precedentemente segnalato vi sono ad esempio 4 segnalazioni da scopolamina (3 allucinazioni e una paralisi dell’accomodazione), 7 segnalazioni dall’associazione tonzilamina + lisozima + fenolpropamina (gocce nasali) in bambini con meno di due anni (tra cui una stenosi ipertrofica del piloro, un edema di Quincke, un broncospasmo e una depressione respiratoria), 3 segnalazioni da tiocolchicoside (tra cui una grave causticazione in sede di applicazione e un’asma).
Il decreto legge sulla segnalazione spontanea del maggio 2003 ha introdotto le linee guida della segnalazione limitando i casi nei quali i medici e gli operatori sanitari dovrebbero inviare la segnalazione. D’altra parte in pediatria la mancanza di studi clinici e lo scarso numero di case report pubblicati evidenziano l’importanza che può avere la segnalazione spontanea per aumentare la conoscenza del profilo di sicurezza dei farmaci in questo ambito. Chiediamo quindi ai pediatri e agli altri operatori sanitari, così come viene fatto anche in altri Paesi, di porre particolare attenzione alle reazioni avverse in età pediatrica segnalandole, soprattutto quando si tratti di reazioni serie o gravi o in bambini molto piccoli. In pediatria insomma vale ancor di più l’affermazione che “ogni vostra segnalazione può fare la differenza!”.
E’ stato recentemente distribuito da parte del Ministero della Salute la “Guida all’uso dei farmaci per i bambini”. Il libro, tradotto dal “Medicines for Children”, formulario pediatrico nazionale inglese edito dal Royal College of Paediatricians and Child Health, rappresenta un’utile guida alla prescrizione dei farmaci in pediatria. Per quanto riguarda gli antinfiammatori non steroidei (FANS) la Guida, pur illustrando adeguatamente quelle che sono le linee guida d’utilizzo di questi farmaci, si basa però sul mercato inglese dove la situazione è molto diversa da quella italiana. In Italia infatti tra i FANS più utilizzati si trovano farmaci che non sono presenti sul mercato inglese e che quindi non vengono discussi nella Guida stessa. Riteniamo pertanto che possa essere utile commentare il profilo di rischio dei FANS in pediatria, partendo dai dati della segnalazione spontanea. L’intento è quello di chiarire l’attuale situazione del mercato italiano e riconsiderare le linee guida del loro utilizzo. Nella banca dati interregionale del GIF (www.gruppogif.org) sono presenti 111 segnalazioni riferite a FANS in pediatria, con 113 farmaci sospetti (Tabella 1).
Tabella 1. Numero di segnalazioni per i singoli FANS |
||
Principio attivo |
N. segn. |
% gravi |
morniflumato/ac. niflumico |
28 |
75 |
ac. acetilsalicilico (incl. associazioni) |
28 |
50 |
ketoprofene |
22 |
74 |
flurbiprofene |
8 |
75 |
nimesulide |
7 |
86 |
ibuprofene |
5 |
80 |
feprazone |
4 |
50 |
altri |
11 |
45 |
Totale |
113 |
54 |
I farmaci che hanno provocato reazioni avverse sono stati utilizzati in gran parte come sintomatici nelle flogosi delle alte vie respiratorie, come antipiretici o analgesici (Tabella 2).
Tabella 2. Motivo d’uso dei FANS segnalati |
||
Motivo d’uso |
N. segn. |
% |
|
Flogosi alte vie respiratorie |
54 |
48 |
Dolore |
21 |
19 |
Febbre |
11 |
10 |
Sindrome influenzale |
8 |
7 |
Altro |
9 |
8 |
Non indicato |
10 |
9 |
Totale |
113 |
100 |
Le reazioni segnalate includono reazioni
gravi quali: quattro insufficienze
renali acute, due porpore e una epistassi
per l’ac. niflumico/morniflumato,
sei angioedemi e una ulcera gastrica
emorragica per l’ac. acetilsalicilico,
quattro emorragie rettali e due
angioedemi per il ketoprofene.
Non avendo a disposizione i dati di
consumo in pediatria e commentando
dati che si riferiscono a periodi
diversi in diverse regioni non è possibile
collegare il numero delle segnalazioni
al numero degli esposti. La
situazione italiana per quanto riguarda
l’uso dei FANS in pediatria è
comunque peculiare: il morniflumato
ad esempio non è in vendita nel
Regno Unito mentre in Italia è, assieme
al ketoprofene, tra gli antinfiammatori
più usati.
Dell’acido niflumico/morniflumato
abbiamo parlato su FOCUS nel
numero di agosto 2001, commentando
lo studio coordinato dall’Istituto
Superiore di Sanità e la Dear
Doctor Letter emanata dal Ministero
della Salute. Le conclusioni di quell’articolo
rimangono ancora valide: la
scarsità di documentazione sul profilo
di rischio di questo farmaco non
sembra giustificare il suo largo utilizzo
in pediatria. Anche il ketoprofene
non ha un profilo rischio/beneficio
migliore di altri FANS e la sua tossicità
gastrointestinale è più alta di
quella dell’ibuprofene, come evidenziato
anche dalle segnalazioni spontanee.
Le indicazioni d’uso ricordate dalla
Guida sono assolutamente condivisibili,
e sono state già riportate nel
nostro bollettino: come
analgesico/antipiretico nelle situazioni
più comuni il farmaco di prima
scelta è il paracetamolo. Quando
serva un antinfiammatorio quello
con il miglior rapporto rischio/beneficio
è l’ibuprofene. L’ac. acetilsalicilico
rimane controindicato per la sua
associazione con la pur rarissima sindrome
di Reye, come ribadito nello
scorso ottobre dal CSM inglese.
Gli antinfiammatori sistemici (codice
ATC M01A) con indicazioni in pediatria
in commercio in Italia sono pochi
(Tabella 3).
Tabella 3. Antinfiammatori sistemici in commercio con indicazioni d’uso in pediatria. |
Ibuprofene (dai 6 mesi)
Ketoprofene (dai 6 anni)
Morniflumato (dai 6 mesi)
Naproxene (dai 5 anni) |
Gli altri FANS sono controindicati,
anche se alcuni di questi vengono
citati come utilizzabili nel bambino
dalla Guida (diclofenac e piroxicam).
Tutti i FANS sono sconsigliati nei
bambini entro i 6 mesi di vita, tranne
particolare situazioni specialistiche
come l’uso dell’indometacina
nel trattamento del dotto arterioso
pervio.
L’ac. acetilsalicilico da solo è presente
in un’unica specialità con indicazioni
in pediatria, il Cemirit pediatrico
(compresse da 200 mg). Quasi tutte le
altre specialità a base di acido acetilsalicilico
sono controindicate sotto i
12 anni. Non viene detto nulla al
riguardo per il Cardioaspirin (compresse
da 100 mg) che però ha indicazioni
esclusivamente cardiovascolari e
l’Aspirinetta (compresse da 100 mg).
Una attenta analisi dei FANS in commercio
ha messo in evidenza alcune
incongruenze che indubbiamente
possono generare confusione in chi li
deve prescrivere. Lo spazio a disposizione
non ci consente di fare una analisi
dettagliata, che comunque non
rientra negli scopi del bollettino.
Evidenziamo alcune di queste incongruenze:
E’ indubbio che alcune di queste considerazioni possano contribuire a rendere non del tutto chiare ai pediatri le indicazioni provenienti dalle linee guida. Crediamo che un ulteriore intervento del Ministero della Salute, da un lato revisionando e rendendo più uniformi i foglietti illustrativi dei FANS, dall’altro fornendo delle linee guida sul loro utilizzo in pediatria maggiormente aderenti alla realtà nazionale, contribuirà certamente a migliorare la situazione.
Per segnale si intende una possibile associazione tra un evento avverso ed un farmaco. Per sua natura il segnale basandosi su dati preliminari e non conclusivi (case report, prime segnalazioni, ecc.) necessita di ulteriori dati per confermare o meno l’associazione causale tra l’evento e il farmaco. In questo senso quanto viene pubblicato in questa rubrica ha il significato di attirare l’attenzione e la vigilanza del lettore.
CELECOXIB E
LUPUS ERITEMATOSO
Nel numero di Reactions del 27 settembre
2003 viene riportato e descritto
il primo caso di lupus eritematoso
associato all’assunzione di celecoxib in
una donna di 68 anni, che stava assumendo
il farmaco per una gonartrite.
La paziente, in trattamento con atorvastatina
e telmisartan per disturbi di
ipercolesterolemia e ipertensione, ha
cominciato una terapia a base di celecoxib
con una dose di 200 mg al giorno.
Dopo due settimane dall’inizio dell’assunzione
del farmaco la signora ha
sviluppato un’artromialgia generalizzata
e un esantema cutaneo micropapulare
associato ad un eritema a livello
della eminenza malare (rash malare).
I sintomi si sono risolti dopo la
sospensione del farmaco e dopo l’assunzione
di antistaminici e corticosteroidi
per tre giorni. Successivamente la
paziente ha riassunto ogni 24 ore e per
un periodo superiore ai tre giorni una
dose di 200 mg di celecoxib, sviluppando
una sintomatologia simile a
quella precedente. Test di screening
sensibili hanno rivelato la presenza di
anticorpi antinucleari ANA ed una
biopsia cutanea ha confermato la diagnosi
di lupus eritematoso. E’ interessante
notare come nella banca dati
dell’OMS siano descritti otto casi di
lupus eritematoso associati a celecoxib,
ma questo caso, a nostra conoscenza,
è il primo case report pubblicato.
Nella banca dati dell’OMS sono
riportati anche 12 casi di lupus eritematoso
associati a rofecoxib, ed 1 caso
associato a valdecoxib.
POSSIBILE INTERAZIONE
TRA IL WARFARIN ED IL
SUCCO DI MIRTILLO
Secondo un articolo pubblicato nel
mese di settembre di Current Problems
in Pharmacovigilance negli ultimi 4
anni il CSM inglese (Committee on
Safety of Medicines) ha ricevuto cinque
segnalazioni che indicano una possibile
interazione tra il warfarin e il
succo di mirtillo, riportando in tutti e
cinque i casi un’alterazione nei valori di
INR (International Normalised Ratio).
E' stato segnalato un caso fatale che ha
coinvolto un uomo il cui INR è salito in
modo drammatico superando il valore
di 50 dopo aver iniziato, 6 settimane
prima, ad assumere in concomitanza
con una terapia farmacologia a base di
warfarin il succo di mirtillo. Questo
paziente è deceduto per la comparsa di
una emorragia gastrointestinale e pericardica.
Anche in tutti gli altri casi sono
stati superati i valori norma di INR, ma
risoltisi con esito favorevole dopo la
sospensione del farmaco.
Secondo il CSM l’interazione farmacologica
è biologicamente plausibile poiché
il succo di mirtillo contiene diverse
sostanze antiossidanti, tra cui i flavonoidi,
in grado di inibire l'attività del
citocromo P450 ed il warfarin è principalmente
metabolizzato dall’isoenzima
CYP2C9. E’ possibile che i costituenti
presenti nel succo di mirtillo possano
essere diversi a seconda della qualità
del frutto e che questa variazione
possa influire sulla potenziale interazione
farmacologica con il warfarin.
Tuttavia la casistica ridotta e la mancanza
di studi specifici non permettono
di definire il reale rischio di questa interazione.
Per una maggior sicurezza è
consigliabile che i medici pongano
attenzione al paziente in trattamento
con warfarin e che sta contemporaneamente
assumendo succhi o altre preparazioni
a base di mirtillo.
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Redazione di Focus
c/o Unità Operativa di Farmacologia Medica, Azienda Ospedaliera e Università di Verona, Policlinico "G.B. Rossi", p.le L.A. Scuro, 37134 Verona. Tel. 045/8074244 - 8074904, Fax 045/581111 - 8074876 e-mail: focus@sfm.univr.it - WEB site: http://www.sfm.univr.it/ |
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Direttore responsabile: G.P. Velo1 Comitato di redazione: V. Albanese2, O. Basadonna5, C. Bellantuono3, S. Belli3, F. Binetti2, D. Busetto3, A. Cocci2, A. Conforti1, O. Codella3, F. Del Zotti4, G. Dusi2, R. Fratton2, E. Ghiotto2, M. Giacomazzi5, S. Girotto4, F. Guerrini4, R. Leone1, I. Meneghelli1, N. Montanaro6, U. Moretti1, D. Motola6, F. Mozzo1, G. Pilastro2, M. Ragazzi2, D. Resi6, M. Venegoni3
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1Unità Operativa di Farmacologia Medica, Azienda Ospedaliera e Università di Verona; 2Farmacisti ULSS od ospedalieri del Veneto, Trentino e Lombardia; 3Medici Ospedalieri; 4Medici di Medicina Generale; 5Assessorato alla Sanità, Regione Veneto; 6Centro Regionale di Valutazione e Informazione sui Farmaci (CReVIF), Dipartimento Farmacologia, Università di Bologna. |
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Regione Veneto, Assessorato alla Sanità - Provincia Autonoma di Trento - Centro Regionale sul Farmaco, Unità di Farmacovigilanza, WHO Reference Centre (Verona) - Centro Regionale di Farmacovigilanza della Lombardia - CReVIF, Dipartimento di Farmacologia,Università di Bologna