Reazioni cutanee da farmaci
A cura di Fabio Ayala, Nadia Della Cioppa, Luigia Panariello, Lucia Gallo, Università di Napoli Federico II.

ERITEMA FISSO DA FARMACI

TIPO DI LESIONE

Chiazze eritematose di colore rosso-violaceo, rotonde o ovali, ben circoscritte, non tendenti all'estensione, talvolta sormontate da vescicole o bolle. Alle lesioni acute fanno seguito caratteristici esiti pigmentari persistenti di colorito bruno.

SEQUENZA TEMPORALE

Di norma entro 24 ore dalla somministrazione del farmaco responsabile.

MECCANISMO PATOGENETICO

È stato dimostrato che nelle sedi cutanee interessate dalle lesioni vi è un elevato numero di linfociti T CD8+ intraepidermici con fenotipo di cellule effettrici-memoria.Tali linfociti sono selettivamente ritenuti a livello delle lesioni a causa dell’espressione di alti livelli di αEβ7, molecola necessaria per la persistenza nell’epidermide. Il danno epidermico e le conseguenti manifestazioni cliniche sono verosimilmente mediati da IFN-γ prodotto dagli stessi linfociti T CD8+, e da altre citochine come il TNF-α tali molecole inducono l’espressione di proteine (es. Fas) sulla superficie dei cheratinociti, provocando apoptosi degli stessi.

DESCRIZIONE

L'eritema fisso da farmaci è una reazione avversa patognomonica che si presenta nelle stesse sedi ogni volta che il farmaco viene somministrato. Le lesioni sono spesso inizialmente singole ma, col ripetersi degli attacchi, possono comparirne nuove in altre sedi e quelle preesistenti possono presentare maggiori dimensioni.

SEDI CUTANEE

Qualunque area cutanea può essere interessata, anche se le sedi più colpite sono le estremità (mani, piedi), i genitali e l'area perianale. È stata ipotizzata anche una possibile correlazione fra alcuni farmaci responsabili di eritema fisso e sedi cutanee più frequentemente colpite.

FARMACI RESPONSABILI

Più frequentemente: derivati del pirazolone, naprossene, acido mefenamico, sulfamidici (cotrimossazolo), eritromicina, tetracicline. È possibile reattività crociata tra farmaci con analogie strutturali (es.: tra fenilbutazone e ossifenilbutazone) con comparsa di manifestazioni da diversi farmaci nelle stesse sedi. Sono anche descritti casi di polisensibilizzazione con reazioni a farmaci strutturalmente non correlati, in diverse sedi cutanee.

FREQUENZA

La lesione si ripresenta caratteristicamente ogni volta che il soggetto è esposto al farmaco incriminato. Talvolta la riassunzione del farmaco può non dare manifestazioni (periodo di refrattarietà).

DIAGNOSI

È clinica e istologica. L’identificazione del farmaco responsabile della reazione può essere ottenuta attraverso:

  • accurata raccolta della storia clinica;
  • test di stimolo per via orale;
  • patch test.

Il test di stimolo prevede la somministrazione del farmaco ritenuto responsabile della reazione a 1/10, ¼, ½, 1, 2 dosi ogni 6-12 ore. Il test è positivo se si verifica la riattivazione delle lesioni e l’eventuale comparsa di nuove chiazze in altre sedi. Anche se tale test è considerato il più idoneo ed attendibile per la diagnosi di eritema fisso, l’utilizzo del patch test è oggi sempre più esteso per la sua semplicità, velocità e sicurezza. Esso si effettua 6-8 settimane dopo la fase acuta della reazione; i farmaci ritenuti responsabili, alle opportune concentrazioni, sono applicati a livello delle sedi già colpite, ma anche sulla cute sana, e l’occlusione dura 24 ore. Il test è positivo se si manifestano prurito, eritema, papule, eczema o bolle (di norma soltanto sulla cute sede delle lesioni).

CONSIGLI TERAPEUTICI

Sospensione dei farmaci assunti al momento della comparsa dei segni clinici.






BIBLIOGRAFIA

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