Safety nei trial clinici
Gianluca Trifirò, Università di Messina

Infliximab nel Lupus Eritematosus Sistemico (LES). Dati di safety da uno studio in aperto.
(Nadia Piacentini, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia dell’Università di Messina)

Titolo del trial:
Sicurezza ed efficacia degli inibitori del Tumor Necrosis Factor alfa nel Lupus Eritematosus Sistemico

(Titolo originale: Safety and Efficacy of Tumor Necrosis Factor alfa Blockade in Systemic Lupus Erythematosus. An Open-Label Study.
Autori: Aringer M, Graninger WB, Steiner G, Smolen JS.
Rivista: Arthritis & Rheumatism 2004; 50: 3161-3169.
Sponsor: l’autore AM ha ricevuto un grant dalla Centocor per il follow up dello studio)

Il Tumor Necrosis Factor è una citochina che attiva una cascata di eventi infiammatori che portano alla distruzione dei tessuti. E’ marcatamente aumentato, e sembra essere bioattivo, nel siero di pazienti affetti da LES attivo. Gli antagonisti del sembrano utili nel ridurre l’infiammazione d’organo nei pazienti con LES.
Allo scopo di valutare la sicurezza della terapia anti-TNF sono stati arruolati 6 pazienti con LES moderatamente attivo, 4 con nefrite e 3 con artrite refrattaria ad altre terapie, a cui sono stati somministrati 4 dosi da 400 mg di infliximab, un anticorpo chimerico anti-TNF alfa, in associazione ad azatioprina o metotrexato.
In tutti e 3 i pazienti con artrite si è avuta una completa guarigione del rigonfiamento articolare entro poco tempo dall’inizio della terapia con infliximab. In tutti e 4 i pazienti con nefrite la proteinuria si è ridotta raggiungendo i più bassi livelli intorno all’ottava settimana e così mantenendosi per tutto il periodo di osservazione (52 settimane). Nessuno dei 6 pazienti con LES ha avuto un aumento dell’attività della malattia quando ha ricevuto l’infliximab o nel periodo successivo di osservazione.

Eventi avversi
Nessuno dei 6 pazienti ha dovuto interrompere la sua partecipazione allo studio prematuramente e nessuno ha presentato reazioni da infusione. Dopo la seconda infusione di infliximab una paziente ha presentato un episodio febbrile, con successiva trombocitopenia e macroematuria, dovuta ad una lesione cistica benigna precedentemente diagnosticata, che ha portato a ricovero ospedaliero ed ad un ritardo di 12 giorni della terza infusione di infliximab. L’emocultura, l’urinocultura e i test per il citomegalovirus sono risultati negativi. Questo episodio non era associato a riduzione dei livelli delle componenti seriche del complemento, né ad aumento dei livelli di anticorpi anti-DNA. Inoltre, questa paziente non ha presentato trombocitopenia prima o dopo questo episodio, nessun altro organo è stato colpito e la funzionalità renale è rimasta immodificata. L’episodio si è risolto senza una terapia specifica e non si è ripresentato in seguito al proseguimento della terapia. Inoltre, questo evento intercorrente non è stato messo in relazione al lupus, ma considerato un episodio di trombocitopenia transitoria in seguito ad un’infezione virale non specificata.
Poche settimane dopo, la stessa paziente ha presentato un’infezione del tratto urinario, complicata da una batteriemia da E. Coli e curata con antibiotici per via orale, che non ha modificato il protocollo dello studio. Altri 2 pazienti hanno presentato un’infezione del tratto urinario non complicata, anch’essa curata con una terapia antibiotica orale a breve termine. Tutti e tre i pazienti avevano già avuto infezioni simili nell’anno precedente la terapia con infliximab.


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