Safety nei trial clinici
Gianluca Trifirò, Università di Messina

Inibitori della Cicloossigenasi-2 ed effetti sulla pressione arteriosa: dati da una meta-analisi.
(Gianluca Trifirò, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia dell’Università di Messina)

Titolo del trial:
Meta-analisi degli Inibitori della Cicloossigenasi-2 e dei loro effetti sulla pressione arteriosa.

Titolo originale: Meta-analysis of cyclooxygenase-2 inhibitors and their effects on blood pressure.
Autori: Aw TJ, Haas SJ, Liew D, Krum H.
Rivista: Arch Intern Med 2005; 165:490-6.
Sponsor: due autori sono stati consulenti di Pfizer, Merck e Novartis riguardo i Coxib

Gli anti-infiammatori (FANS) sono tra i farmaci più prescritti nel mondo. I disturbi gastrointestinali sono la principale limitazione all’uso di FANS, e per tale ragione, i coxib, che presentano una migliore tollerabilità gastrointestinale rispetto ai FANS tradizionali, hanno avuto una rapida diffusione in pratica clinica dopo la loro introduzione in commercio. Tuttavia, nel corso degli ultimi anni si sono manifestate nuove problematiche relative al profilo di sicurezza dei coxib, quali l’aumentato rischio di eventi cardiovascolari, che hanno, tra l’altro, portato al ritiro dal commercio del rofecoxib. Inoltre, numerose evidenze dalla letteratura supporterebbero l’associazione tra uso sia di coxib che di FANS ed aumentato rischio di ipertensione arteriosa. Ad oggi, però, non sono stati condotti dei validi confronti diretti tra FANS non selettivi e coxib in relazione al loro effetto sulla pressione arteriosa ed al rischio di determinare l’insorgenza di ipertensione arteriosa. Alla luce di ciò, è stata condotta questa meta-analisi di trial clinici, al fine di valutare se i coxib siano associati o meno ad un più elevato rischio di ipertensione arteriosa rispetto ai FANS non selettivi.
Sono stati inclusi nello studio 19 trial clinici randomizzati controllati di coxib, pubblicati prima del Maggio 2004, con un totale di 45.451 pazienti affetti da osteoartrosi o artrite reumatoide, e di cui erano disponibili i dati sulla pressione arteriosa. I coxib analizzati sono stati etoricoxib, rofecoxib e celecoxib che sono stati confrontati con placebo e FANS non selettivi, in particolare con il naproxene.

Eventi avversi
L’uso dei coxib era associato con valori di pressione arteriosa, sia sistolica che diastolica, mediamente più elevati rispetto a placebo e FANS non selettivi. Sebbene il rischio di sviluppare ipertensione arteriosa nei soggetti trattati con coxib sia risultato più alto rispetto sia al placebo (1,61; Intervallo di Confidenza al 95% [IC 95%]: 0,91-2,84) che ai FANS tradizionali (1,25; IC 95%: 0,87-1,78), tale differenza non risulta statisticamente significativa. Riguardo i singoli coxib, nei pazienti trattati con rofecoxib rispetto a celecoxib, il rischio relativo di sviluppare un aumento clinicamente rilevante della pressione arteriosa sistolica e diastolica è risultato rispettivamente di 1,50 (IC 95%: 1,00-2,26) e 1,55 (IC 95%: 0,91-2,63).

Conclusioni
Gli autori sostengono che l’aumento di pressione indotto dai coxib possa avere importante significato clinico ai fini di aumentare il rischio cardiovascolare di questi farmaci.


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