Safety nei trial clinici
Gianluca Trifirò, Università di Messina

Sicurezza del Paracetamolo in pazienti adulti affetti da osteoartrosi. Dati di safety da un trial clinico.
(Marianna Alacqua, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia dell’Università di Messina)

Titolo del trial:
Un trial multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, attivo-controllato, in gruppi paralleli, di sicurezza a lungo termine (6-12 mesi) del paracetamolo in pazienti adulti affetti da osteoartrosi.

Titolo originale: Multicenter, Randomized, Double-Blind, Active-Controlled, Parallel-Group Trial of the Long-Term (6-12 Months) Safety of Acetaminophen in Adult Patients with Osteoarthritis
Autori: Temple AR et al.
Rivista: Clinical Therapeutics 2006 Feb;28(2):222-35.
Sponsor: McNeil Consumer & Specialty Pharmaceuticals.

Disponibile come farmaco da banco, il paracetamolo viene utilizzato negli Stati Uniti per breve periodo, come analgesico o antipiretico dal 23% dei soggetti di età adulta. Le linee guida internazionali per il trattamento dell’osteoartrosi definiscono il paracetamolo come trattamento analgesico di prima linea. Di conseguenza, il paracetamolo rappresenta uno dei farmaci più frequentemente utilizzati per questa indicazione.
Studi clinici, che hanno valutato l’uso del paracetamolo nell’osteoartrosi, ne hanno dimostrato l’efficacia con un profilo di tollerabilità favorevole a dosi di 4g/die per periodi da 3 a 12 settimane. Tuttavia, sarebbe necessario condurre trial clinici di durata maggiore dal momento che i pazienti affetti da osteoartrosi possono richiedere trattamenti di parecchi mesi o anche di anni, a causa del dolore persistente o ricorrente. Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare il profilo di tollerabilità del paracetamolo (4g/die) somministrato per 12 mesi a pazienti adulti con dolore causato dall’osteoartrosi, rispetto al naprossene (750 mg/die), utilizzato come farmaco di confronto. Sono stati arruolati in tutto 581 pazienti assegnati per randomizzazione a ricevere paracetamolo (4g/die) o naprossene (750 mg/die) per 12 mesi (gruppo 1) o 6 mesi (gruppo 2). I pazienti di entrambi i gruppi ricevevano delle visite di follow-up ad 1, 3 e 6 mesi di trattamento (o al momento dell’uscita dallo studio). I pazienti del gruppo 1 ricevevano delle visite di follow-up anche a 9 e 12 mesi. L’outcome primario del trial era rappresentato dal cambiamento medio nella scala del dolore WOMAC a 6 mesi, rispetto ai valori di baseline.

Risultati
Dei 290 pazienti trattati con paracetamolo, 134 completavano i 3 mesi di trattamento, 96 i 6 mesi, 60 i 9 mesi e 55 completavano i 12 mesi. Dei 291 pazienti trattati con naprossene , 151 completavano i 3 mesi, 124 completavano i 6 mesi, 85 completavano i 9 mesi, e 80 completavano i 12 mesi. Non vi erano differenze statisticamente significative tra i due gruppi di trattamento per l’outcome primario di efficacia. Per quanto riguarda la sicurezza dei due trattamenti, nessun paziente in entrambi i gruppi di trattamento presentava alcuna alterazione della funzionalità epatica o renale.

Eventi Avversi
Non vi erano differenze statisticamente significative tra i due gruppi di trattamento per quel che riguarda la proporzione di pazienti che riportavano 1 o più reazioni avverse (206 [71,8%] paracetamolo, 209 [73,6%] naprossene) o nella proporzione di pazienti che interrompevano il trattamento a causa di reazioni avverse (71 [24,7] paracetamolo, 63 [22,2%] naprossene). Tra le reazioni avverse attribuite al trattamento e riportate da ≥1% dei pazienti, la costipazione e l’ edema periferico sono stati riportati più frequentemente nel gruppo in trattamento con naprossene rispetto ai soggetti trattati con paracetamolo (9,9% vs 3,1% [p < 0.002] e 3,9% vs 1,0% [p < 0.033], rispettivamente).
Le più comuni reazioni avverse che hanno portato a precoce interruzione di trattamento sono quelle riportate in tabella;

Paracetamolo

Naprossene

Dolore addominale 4,2%

Dolore addominale 4,2%

Diarrea 2,8%

Dolore 3,9%

Nausea 2,4%

Dispepsia 2,8%

Dolore 2,1%

Nausea 2,5%

Dispepsia 2,1%

 

Non vi erano differenze statisticamente significative tra i 2 gruppi di trattamento per quanto riguarda le reazioni avverse che portavano ad interruzione. Soltanto un soggetto nel gruppo in trattamento con naprossene presentava un evento avverso definito serio e correlato al farmaco: sanguinamento gastrointestinale.


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