Safety nei trial clinici
Gianluca Trifirò, Università di Messina

Statine nella sindrome coronarica acuta. Risultati di una meta-analisi di trial clinici
(Gianluca Trifirò, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia dell’Università di Messina)

Titolo del trial:
Effetto di terapia precoce ed intensiva con statine nella sindrome coronarica acuta: una meta-analisi di trial clinici controllati e randomizzati

Titolo originale: The Effect of Early, Intensive Statin Therapy on Acute Coronary Syndrome: A Meta-analysis of Randomized Controlled Trials
Autori: Hulten E et al
Rivista: Arch Int Med 2006; 166:1814-21
Sponsor: nessuno

E’ stato largamente dimostrato che le statine riducano morbidità e mortalità nei pazienti affetti da patologia cardiovascolare. Tuttavia, è meno chiaro quale sia l’effetto a breve termine delle statine quando la terapia è iniziata immediatamente in ospedale dopo il ricovero di pazienti con sindrome coronarica acuta (SCA). D’altra parte, al di là dell’azione ipocolesterolemizzante, le statine possiedono anche i cosiddetti effetti pleiotropici che includono attività anti-infiammatoria e anti-trombotica, di modulazione della funzione endoteliale, di riduzione della pressione arteriosa ed altri effetti ancora che potrebbero spiegare un eventuale effetto benefico rapido.
Scopo di questa meta-analisi di trial clinici randomizzati e controllati (RCT) è stato quello di determinare, attraverso una revisione sistematica della letteratura scientifica, se la terapia intensiva (cioè a dosi più alte di quelle raccomandate nel trattamento di routine dalle linee guida del National Cholesterol Education Panel) e precoce con statine riduca il rischio di mortalità e morbidità cardiovascolare nei pazienti con sindrome coronarica acuta.
A tal fine, sono stati inclusi nello studio 13 RCT, pubblicati in letteratura tra il 1974 ed il maggio 2006, con un totale di 17.963 soggetti che iniziavano un trattamento con statine entro 14 giorni dall’ospedalizzazione per SCA. Le statine incluse nello studio sono state simvastatina, atorvastatina, fluvastatina e pravastatina.
Il trattamento precoce ed intensivo con statine ha portato ad una riduzione statisticamente significativa del tasso di mortalità e di morbidità cardiovascolare (infarto del miocardio ricorrente o re-ospedalizzazione per sindrome coronarica acuta), rispetto al placebo (Rischio Relativo: 0.81; Intervallo di Confidenza al 95%: 0.77-0.87), nel corso di due anni di follow-up.
Analisi condotte tramite curve di sopravvivenza hanno mostrato che questo beneficio inizierebbe a verificarsi tra il quarto ed il dodicesimo mese.
Non è stata riscontrata alcuna evidenza di bias da pubblicazione selettiva.

Eventi Avversi
I dati di sicurezza derivati da questa meta-analisi hanno mostrato una comparabile tollerabilità tra i pazienti in terapia intensiva con statine e il gruppo placebo.
Tra i 17.963 pazienti inclusi nello studio, sono stati riportati soltanto 3 casi di rabdomiolisi, e tutti questi pazienti erano in trattamento con simvastatina ad alto dosaggio. In 2 RCT poi è stato riportato un tasso di epatite lievemente più alto nei pazienti trattati con statine rispetto al placebo (3,3% verso 1,1% nello studio Pravastatin or Atorvastatin evaluation and Infection Therapy –Thrombolysis in Myocardial Infarction; 2,5% verso 0,6% nello studio Myocardial Ischemica Reduction with Aggressive Cholesterol Lowering).


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