Herbert Marini, Dipartimento di Scienze Biochimiche, Fisiologiche e della Nutrizione, Sezione di Fisiologia e Nutrizione Umana, A.O.U. Policlinico “G. Martino”, Messina; Francesco Squadrito, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Sezione di Farmacologia, A.O.U. Policlinico “G. Martino”, Messina
Titolo del trial: Effetti del fitoestrogeno genisteina sul metabolismo osseo in donne osteopeniche, in post-menopausa. Un trial randomizzato.
(Titolo originale: Effects of the Phytoestrogen Genistein on Bone Metabolism in Osteopenic Postmenopausal Women. A Randomized Trial).
Autori: Marini H. et al
Rivista: Annals of Internal Medicine 2007; 146 (12): 839-847
Sponsor: Ministero dell’Università e della Ricerca; Università degli Studi di Messina
Background
Dati epidemiologici indicano che le donne orientali la cui dieta è caratterizzata da alti quantitativi di fitoestrogeni ed in particolare di isoflavoni contenuti nei prodotti derivati dalla soia, presentano un rischio minore di sviluppare l’osteoporosi ed una ridotta incidenza di fratture ossee rispetto alle altre donne che consumano la dieta tipica dei paesi occidentali.
La genisteina, un isoflavone che è abbondante nei prodotti derivati dalla soia, strutturalmente è simile al 17-beta-estradiolo e, agendo come un modulatore selettivo naturale del recettore per gli estrogeni, può regolare positivamente il metabolismo cellulare osseo senza i temuti effetti proliferativi degli estrogeni sull’utero e sulla mammella. Questo profilo di sicurezza è dovuto, almeno in parte, alla maggiore affinità della genisteina per il recettore estrogenico beta, che è più abbondante nell’osso, rispetto al recettore estrogenico alfa maggiormente presente nel tessuto riproduttivo.
Precedenti studi condotti hanno dimostrato che il trattamento per 12 mesi con genisteina (54 mg/die) è in grado di incrementare significativamente la densità minerale ossea a livello della colonna vertebrale e del femore senza significativi effetti avversi sull’utero e sulla mammella. Ulteriori studi mirati a valutare gli effetti degli isoflavoni sulla densità minerale ossea nelle donne in post-menopausa, presentano risultati contrastanti e con evidenze non sempre chiare, in quanto gli autori utilizzano come trattamento attivo misture diverse di isoflavoni o fitoestrogeni, prodotti e cibi derivati dalla soia e/o supplementi con differenti regimi di dosaggio.
In questo trial clinico randomizzato, in doppio cieco e placebo-controllato durato 24 mesi, gli autori hanno studiato gli effetti della genisteina pura, con aggiunta di calcio e vitamina D, sulla densità minerale ossea e sul metabolismo osseo in 389 donne osteopeniche, in post-menopausa.
Risultati
Dopo 24 mesi, la densità minerale ossea è incrementata in modo significativo nelle pazienti che assumevano genisteina rispetto al gruppo placebo sia a livello del tratto lombare della colonna vertebrale (variazione, 0.049 g/cm2 [IC 95% da 0.035 a 0.059] vs. -0.053 g/cm2 [IC da -0.058 a -0.035]; differenza, 0.10 g/cm2 [IC da 0.08 a 0.12]; P <0.001) che a livello del collo del femore (variazione, 0.035 g/cm2 [IC da 0.025 a 0.042] vs. -0.037 g/cm2 [IC da -0.044 a -0.027]; differenza, 0.062 g/cm2 [IC da 0.049 a 0.073]; P < 0.001).
La genisteina, inoltre, ha ridotto significativamente l’escrezione urinaria di piridinolina e deossipiridinolina (marcatori del riassorbimento osseo), incrementato i livelli di fosfatasi alcalina specifica per l’osso (marcatore di neoformazione ossea) e del fattore di crescita insulino-simile I (marcatore di crescita ossea).
Sicurezza ed Eventi avversi
I risultati degli esami ematochimici di routine inclusa la funzionalità epatica non hanno rivelato differenze significative nei due gruppi di trattamento. Otto pazienti del gruppo placebo e 16 del gruppo in trattamento con genisteina hanno abbandonato lo studio nei primi 12 mesi di trattamento, a causa di eventi avversi. Durante il secondo anno, 7 pazienti del gruppo placebo e 21 pazienti in trattamento con genisteina hanno manifestato effetti indesiderati. In totale, 37 (19%) pazienti in trattamento con genisteina e 15 (8%) del gruppo placebo hanno abbandonato lo studio (P < 0.002) per effetti avversi a livello gastro-intestinale. La presenza degli effetti avversi gastro-intestinali nel gruppo placebo è da attribuire verosimilmente alla somministrazione del carbonato di calcio, mentre il maggior numero di tali eventi nel gruppo in trattamento con genisteina è spiegabile per la presenza dell’isoflavone che, con molta probabilità, esercita un’azione sinergica con il carbonato di calcio. Infine, la genisteina alla dose di 54 mg/die non ha causato significative variazioni dello spessore endometriale rispetto al gruppo placebo. Tuttavia appare importante sottolineare come una certa cautela sia necessaria quando si somministra la genisteina, specie in quelle pazienti ad alto rischio per neoplasie endometriali e mammarie. Inoltre, se il profilo di sicurezza dimostrato in questo studio si estende a tutta la classe degli isoflavoni rimane da chiarire e riserva ulteriori studi clinici.