Safety nei trial clinici
Gianluca Trifirò, Università di Messina

Magnesio solfato per la prevenzione della paralisi cerebrale. Dati di efficacia e safety da un trial clinico randomizzato, in doppio-cieco e placebo-controllato.

(Gianluca Trifirò, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia dell’Università di Messina)

Titolo del trial:
Un trial controllato, randomizzato di magnesio solfato per la prevenzione della paralisi cerebrale.

Titolo originale: A randomized, controlled trial of magnesium sulfate for the prevention of cerebral palsy.
Autori: Rouse DJ et al.
Rivista: N Engl J Med 2008; 359: 895-905.
Sponsor: National Institute of Child Health and Human Development e National Institute of Neurological Disorders and Stroke.

La paralisi cerebrale è caratterizzata da controllo del movimento e postura anormali con conseguente limitazione dell’attività motoria. Tale patologia è causata da danno non progressivo o disfunzione dello sviluppo fetale o del cervello dell’infante ed è la causa principale di invalidità cronica infantile. La nascita pretermine è un fattore di rischio di paralisi cerebrale e l’entità di tale rischio è inversamente correlata con l’età gestazionale alla nascita.
La possibilità che il magnesio solfato somministrato alle madri che partoriscono pretermine prevenga la paralisi cerebrale nei loro neonati è stata dimostrata per la prima volta in uno studio caso-controllo. Tale associazione protettiva ha anche una plausibilità biologica, in quanto il magnesio può ridurre l’instabilità vascolare, prevenire il danno ipossico e mitigare il danno da citochine ed amminoacidi eccitatori, tutti effetti che possono mettere a rischio il vulnerabile cervello dei prematuri. Scopo di tale studio multicentrico, randomizzato, placebo-controllato ed in doppio cieco è stato quello di testare l’ipotesi che la somministrazione di magnesio solfato a donne ad alto rischio di parto pretermine possa ridurre il rischio di paralisi cerebrale nei loro figli. In totale, 2.241 donne a rischio imminente di partorire tra la 24a e la 31a settimana sono state assegnate per randomizzazione a ricevere magnesio solfato, somministrato per endovenosa come bolo di 6 grammi, seguito da infusione costante di 2 grammi per ora, o placebo. L’esito primario composito era rappresentato da mortalità alla nascita e mortalità infantile ad un anno di età (corretta per la prematurità) o paralisi cerebrale moderata o severa a >2 anni di età (corretta per la prematurità).

Risultati
Il tasso di esiti primari non differiva significativamente tra gruppo trattato e placebo (11,3% e 11,7% con un rischio relativo=0,97 ed Intervallo di Confidenza al 95%=0,77-1,23). Tuttavia, in un’analisi secondaria pre-specificata, paralisi cerebrale di grado moderato e severo si verificavano meno frequentemente nel gruppo trattato con magnesio solfato (1,9% verso 3,5%, RR=0,55; IC 95%= 0,32-0,95). Il rischio di mortalità alla nascita ed infantile non differiva significativamente tra i due gruppi (9,5% verso 8,5%; RR=1,12; IC 95%=0,85-1,47).

Eventi Avversi
Non sono state riportate differenze significative tra il gruppo di gestanti trattate con magnesio e placebo per quanto concerne gli esiti ostetrici che includevano età gestazionale alla nascita (29,8±3,1 vs 29,7±3,2), corioamniosite (11,7% vs 11,5%), endometrite (6,8% vs 7,0%) ed edema polmonare (0,7% vs 0,3%). Al contrario, il gruppo trattato con magnesio ha sperimentato un tasso significativamente più alto di eventi avversi rispetto al placebo (77,3% vs 12,4%; p <0,001) ed in particolare di vampate di calore (65,2% vs 6,6%), sudorazione (28,5% vs 2,5%), dolore o bruciore nel sito di somministrazione endovenosa (24,0% vs 2,6%) e nausea e vomito (15,4% vs 1,7%). Non sono state riportate invece differenze nel rischio di depressione respiratoria (0,6% vs 0,3). Il tasso di sospensione del farmaco in studio era significativamente più alto tra le donne trattate con magnesio rispetto al placebo (4,2% vs 1,4%; p <0,001). In nessuno dei due gruppi sono stati riportati eventi che abbiano messo in pericolo di vita le donne né casi di decesso. Per quanto concerne gli esiti neonatali (indice di Apgar, rianimazione nella sala parto, ipotonia generalizzata, convulsioni, enterocolite necrotizzante, dotto arterioso pervio, sindrome da distress respiratorio, sepsi, ipotensione trattata con vasopressori, retinopatia del prematuro ed anomalie congenite maggiori), non sono state osservate differenze significative tra i due gruppi.


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